Non siamo mai soli

Tutta la vita è un colloquio con Dio e una convivenza con lui.
Giovani
Chi cerca trova: e trova che Gesù vive in noi; così come viviamo noi in lui. Ed egli vuol vivere in noi, e l’anima nostra, se libera, resta inquieta sinché non vive in lui. E dunque non siamo mai soli. Dio è in noi, con noi: di che temeremo allora? Se è guardata nella realtà, di lui, nell’amore di lui, la vita si fa tutta bella, sia quando si presenti con aspetti di amore sia quando si ottenebra in forme di dolore. Sempre Dio c’è. In ogni creatura dobbiamo vedere Gesù: e, sotto tale luce, ogni creatura si appressa a noi per ripeterci la parola di lui: «Non temete: son io».

 

Così ogni creatura ci si scopre nella sua funzione di rappresentanza del Signore: e, specie derelitta, di incarnazione del Cristo. Perciò non la temiamo: l’amiamo. Se pur si presentasse nella veste del carnefice, noi potremmo dirle coi martiri: «Non ti temiamo perché ti amiamo. Non fai paura, perché in te è Gesù». Se mai è Gesù crocifisso, piagato, abbandonato: anche Gesù morto: ma sempre lui è. Può venirci incontro sotto le spoglie d’un bisognoso: è Gesù; può contrarre il viso in smorfie d’odio, di disperazione, di superbia: è Gesù fattosi colpa. Può persino cercare di depravarsi nei ragionamenti dell’ateismo: anche così è Gesù; Gesù nella tomba. E quindi noi conviviamo sempre con Cristo. Lo abbiamo in noi: lo abbiamo nel fratello. Tutta la vita è un colloquio con lui e una convivenza con lui: si sta sempre in Dio, «in lui infatti viviamo, ci muoviamo e siamo». Noi cioè partecipiamo la vita di lui, vivendola sempre; o meglio egli sempre vive, cresce e «s’avvia a maturità in noi».

 

La sua presenza è testimoniata persino dalla sua assenza, così come l’azione del sole è sentita nella notte di gelo. Gesù dimenticato dagli uomini si ricollega col Crocifisso abbandonato in croce: mai così attivo e necessario e vitale come in quell’abbandono, in cui culmina la redenzione. Quando la sciagura ci percuote, quando la desolazione ci attanaglia, quando il tradimento, l’ingiuria, l’inquietudine ci angosciano, noi riconosciamo la permissione di Dio: scopriamo in quei segni di privazione e di sofferenza l’azione del Padre, che educa col dolore e con l’amore, e benediciamo la prova, e non ne paventiamo: ché sotto l’ombra scopriamo la luce, l’idea del Padre: Gesù.

 

Da: La divina avventura, Città Nuova, 1993 (1ª ed. Garzanti, 1953)

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