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Persona e famiglia > La lettera della settimana

«Non si può valutare la scuola con le prove Invalsi»

di Pasquale Lubrano Lavadera

- Fonte: Città Nuova

Dai risultati delle prove Invalsi somministrate nell’anno scolastico 2018-2019 emerge che il 35% degli alunni di terza media non riesce a capire bene un testo in italiano. Pubblichiamo la lettera accorata che ci ha inviato un insegnante: «Le prove Invalsi presuppongono percorsi omogenei di apprendimento, pertanto non possono essere prese in considerazione nelle fasce dell’obbligo per analizzare la bontà o meno del nostro sistema scolastico».

Grande clamore ha suscitato la lettura dei risultati delle prove Invalsi relative all’anno scolastico 2018-2019 e soprattutto il fatto che il 35% degli alunni di terza media non riesce ancora  a capire bene un testo in lingua italiana, con punte più alte al Sud rispetto al Nord.

La prima considerazione in merito è che risulta ridicolo e inutile fare considerazioni sulla scuola dell’obbligo a partire dalle prove Invalsi, dimenticando che la scuola dell’obbligo è per principio costituzionale una scuola per tutti e a misura di ciascuno, che rispetta le differenze culturali, che tiene conto della provenienza ambientale, che considera il diverso ritmo di apprendimento e di conseguenza anche il diverso livello globale di maturazione alla fine del triennio. Nel giudizio finale della terza media si precisa se il ragazzo possiede quelle capacità minime per intraprendere un corso di studi superiori o un corso di addestramento professionale.

Le prove Invalsi, essendo inoltre di carattere statistico, presuppongono percorsi omogenei di apprendimento, pertanto esse non possono essere prese in considerazione nelle fasce dell’obbligo per analizzare la bontà o meno del nostro sistema scolastico.

Inoltre le prove Invalsi non tengono in nessun conto i sentimenti e i bisogni dei ragazzi, la dimensione sociale della vita di classe, come pure non considerano l’intelligenza emotiva. E noi tutti sappiamo la tempesta psicologica che è in atto nell’età preadolescenziale e adolescenziale e come essa incida fortemente sull’apprendimento.

Inoltre tutti sanno che nella scuola dell’obbligo si  procede secondo piani individualizzati, con  prove differenziate, con processi creativi e stimolanti diversi da classe a classe. Pertanto i risultati non possono essere sottoposti a indagini statistiche uniformi.

Anche i primi due anni delle superiori sono compresi nella scuola dell’obbligo per cui i docenti dovrebbero formulare piani differenziati di apprendimento. La qualcosa spesso non avviene e fin dal primo anno si registrano molte bocciature, con forti accenti selettivi e meritocratici. E questo grazie anche ai risultati e all’influenza negativa delle prove Invalsi sul sistema scolastico.

In conclusione sentiamo di poter affermare che le prove Invalsi non devono essere prese in considerazione lì dove gli obiettivi sono modulati in maniera non omogenea, come nell’obbligo scolastico, dove i docenti non sono vincolati dal programma, il quale deve essere flessibile e adatto alla realtà della classe e di ogni singolo alunno.

Pertanto meravigliarsi di fronte al fatto che il 35% dei ragazzi delle medie non riesce ancora a comprendere correttamente un testo in lingua italiana esprime grave ignoranza su cosa sia la scuola dell’obbligo in Italia. Ed è ancora più grave il fatto che si traggano considerazioni sulla bontà o meno della nostra scuola a partire dai risultati delle prove Invalsi.

 

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