Non per sempre precaria

Il miraggio di un lavoro da insegnante. Perso e ritrovato
scuola

Storia di ordinaria precarietà al Sud, in provincia di Caserta. Dove un lavoro è spesso un miraggio. Rosa è insegnante e quest’anno le sono state assegnate due ore settimanali in un corso serale, in due giorni diversi, in un istituto superiore distante 30 km da Santa Maria a Vico: il suo paese. «Ho accettato, nonostante i tre figli da seguire – spiega Rosa – perché, anche se economicamente ci rimettevo, mi avrebbe permesso di acquisire punteggio per le graduatorie».

Succede, però, che una collega la chiama dicendosi meravigliata del fatto che non si fosse presentata a una convocazione per l’assegnazione di ben 16 ore settimanali in un istituto distante 60 km dal suo Paese. «Non avendo mai ricevuto l’avviso di convocazione – racconta Rosa –, ho telefonato alla segretaria dell’istituto che mi ha spiegato doveva esserci un equivoco. Non si era accorta che le ore settimanali erano solo due, invece di 16, e si è dichiarata disponibile ad annullare la nomina assegnata erroneamente per conferirla a me».

«Quando mi ha detto il nome della collega che avrebbe perso la nomina, mi è sorta qualche remora: questa professoressa non ha superato il “concorsone” e può far affidamento solo su questo tipo di nomine. Sebbene, economicamente, il mio stipendio sia necessario all’economia familiare, ho pensato che questa persona ne avesse bisogno più di me e, fidandomi della Provvidenza, ho detto alla segretaria di lasciare le cose come stavano». Il giorno dopo a Rosa è assegnato un incarico di 16 ore in un’altra città, sempre distante 60 km, ma molto meglio raggiungibile da una superstrada che le avrebbe permesso di dimezzare il tempo di percorrenza. «In quel momento mi è venuta in mente una frase del Vangelo: “Date e vi sarà dato. Una buona misura pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo”».

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