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In profondità > Chiesa cattolica

Non ricominciare da zero

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


Una svolta emersa nell’Assemblea straordinaria da cui non si torna indietro. Le nuove 46 domande del questionario indicano un nuovo protagonismo delle famiglie

Il metodo del papa è lo stesso del Sinodo: camminare insieme. Il percorso verso il Sinodo 2015 dedicato alla famiglia prosegue com’era cominciato con un nuovo questionario di 46 domande inviato alle conferenze episcopali per coinvolgere in maniera diretta le varie componenti ecclesiali. È contenuto nei Lineamenta, consultabili online, un documento diffuso dalla segreteria generale del Sinodo dei Vescovi. I risultati di questa nuova consultazione dovranno essere inviati alla segreteria generale del Sinodo dei Vescovi entro il 15 aprile 2015, così da poter essere studiati e valorizzati nella preparazione dell’Instrumentum laboris che dovrà essere pubblicato prima dell’estate. Le risposte possono pervenire da singoli, associazioni, movimenti, conferenze episcopali, nella massima libertà e franchezza.

Per il questionario precedente arrivarono in Vaticano circa 800 risposte, alcune anche di associazioni non cattoliche, ma che hanno a cuore la famiglia. È nello stile di Francesco che vuole una Chiesa in uscita e lo ripete ad ogni occasione. Ieri nella sua omelia mattutina di Santa Marta ha ripetuto che «la gioia è uscire per cercare i fratelli e le sorelle che sono lontani. Lì la Chiesa diventa madre, diventa feconda. La gioia della Chiesa è partorire; la gioia della Chiesa è uscire da se stessa per dare vita; la gioia della Chiesa è andare a cercare quelle pecore che sono smarrite; la gioia della Chiesa è proprio quella tenerezza del pastore, la tenerezza della madre».

Già dalle prime domande si nota la richiesta di conoscere le “iniziative in corso”, gli “strumenti di analisi impiegati”, “le modalità scelte per essere presenti accanto a famiglie in situazione estreme” e lontane dalla pratica religiosa. Domande che indicano una Chiesa in attacco, non ripiegata a leccarsi le ferite ma chiede un nuovo protagonismo e impegno concreto per la famiglia. C’è il bisogno di intercettare “il desiderio di famiglia” presente anche in giovani che non hanno una visione cristiana della vita.

Le domande hanno lo scopo di suscitare risposte coraggiose per un rinnovato annuncio del Vangelo della famiglia e vogliono verificare com’è utilizzata la Sacra Scrittura nell’azione pastorale, quali valori del matrimonio sono realizzati, come far risaltare la bellezza del dono dell’indissolubilità e del sacramento. È una richiesta di collaborazione, di nuove idee, di valorizzare buone pratiche già sperimentate che possano far da modello. Nel Sinodo straordinario concluso a ottobre, dopo aver considerato la bellezza dei matrimoni riusciti si sono esaminate le famiglie ferite e fragili: convivenze, separazioni, divorziati risposati civilmente. Le parole chiave delle nuove domande sono far “capire che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio”, “un attitudine di accoglienza e accompagnamento fiducioso”, come “giungere alla pienezza del matrimonio cristiano?”.

In ogni caso si parla di svolta pastorale da cui non si può tornare indietro. «È necessario ‒ si legge nel questionario ‒ far di tutto perché non si ricominci da zero, ma si assuma il cammino già fatto dal Sinodo straordinario come punto di partenza». Per cambiare occorre investire nella formazione dei sacerdoti, adeguare il linguaggio, migliorare la preparazione dei giovani al matrimonio, sostenere i primi anni di vita della coppia e si parla di “conversione pastorale”, di denunciare i “processi culturali, economici e politici che minano al realtà familiare”.

Le domande più spinose riguardano su come curate le ferite della famiglia. “Come rendere più agili le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità?”, come valutare per i divorziati risposati, anche alla luce della pratica degli ortodossi, «la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti?», c’è attenzione verso “persone con tendenza omosessuale?”. Il questionario termina con le fondamentali domande sulla sfide della natalità e dell’educazione. Domande spesso trascurate o sottovalutate. Il punto è «evitare che le risposte possano essere fornite secondo schemi e prospettive di una pastorale meramente applicativa della dottrina, che non rispetterebbe le conclusioni dell’Assemblea straordinaria e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato». Più chiari di così non si può.

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