Non posso vederlo così

Hospice. Giorni e ore condivisi con i familiari, scelte consapevoli di sedazione per lenire qualsiasi sofferenza negli ultimi istanti

Mario muore alle ore 15 e 10. Proprio 5 minuti prima uno dei figli era uscito in lacrime dalla stanza: «Non posso vederlo così! Ma perché non si può fare qualcosa? Perché le leggi di questo Stato incivile e la Chiesa vietano la dignità di morire quando non c’è più nulla da fare?». Lo riaccompagniamo in stanza, da dove eravamo usciti pochi istanti prima, certi che i sintomi fossero tutti controllati.

Ma prima ancora di entrare vengono incontro i nipoti: «Vieni zio, presto, il nonno forse è…». Quell’istante ha qualcosa di misterioso e sacro: la moglie anziana, piegata sul suo sposo a coglierne l’ultimo respiro, in lacrime piene di amore. Accanto a loro la figlia, un’amica di sempre, i nipoti. Grati per l’assistenza ricevuta, sofferenti, uniti, certi di aver “accompagnato” Mario ad una morte serena.

E poi lui, quel figlio dilaniato dalla propria sofferenza, dalla rabbia, dalla stanchezza. Una sofferenza da accogliere, senza alcun giudizio o pregiudizio. Un abbraccio, le lacrime da asciugare che in parte si uniscono a quelle degli operatori dell’Hospice. Il dolore per aver “perso” quell’attimo, l’attimo in cui il padre se n’è andato, che forse avrebbe potuto riconciliare la Vita e la Morte, chissà… Assicuriamo che il supporto non finirà con il decesso, ma continuerà, se vorranno, nel lutto. Un gesto concreto (un certificato urgente per il lavoro) è un primo passo di questo nuovo incontro.

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