Non ci basta la piazza

Sono sempre meno e sempre meno considerati. Così va il mondo. O almeno quello delle nostre parti. Perché un tempo, in Italia, tutti coccolavano e blandivano i giovani, ad incominciare dai partiti politici. Così le nuove generazioni potevano talvolta mostrare i muscoli, perché il loro peso demografico era ragguardevole rispetto alla popolazione nel suo complesso. Ora rasentano la condizione di irrisoria minoranza. Pensate un po’ che nel 1981 la sola fascia di età sino a 14 anni rappresentava il 21,4 per cento degli italiani. Nel 2003, con la cura dimagrante dovuta alla denatalità, quel segmento si è ridotto al 14,2 per cento. Insomma, da uno ogni cinque si è passati ad uno ogni sette. Le istituzioni hanno provato ad allacciare un dialogo con qualche timido tentativo. Nel precedente governo di centro-sinistra, il ministro Livia Turco volle costituire un tavolo di confronto con le associazioni giovanili, ma le difficoltà ebbero subito la meglio sui propositi. L’attuale esecutivo rilanciò la proposta ad inizio legislatura e il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, Grazia Sestini, prese i primi contatti per avviare un progetto. Ma anche questa volta si dovette registrare un fallimento. Potete immaginare la delusione di quei giovani che credevano nella nascita di un organismo che li rappresentasse. Perché bisogna dire che l’Italia vanta un primato poco onorevole: in compagnia della Polonia, è il paese in Europa ancora privo di una legge-quadro sulle politiche giovanili e non dispone nemmeno di una sorta di consiglio dei giovani. Ecco, allora, che, tre anni fa, alcuni ventenni decisero di far partire dal basso un’iniziativa del genere. Cristian Carrara, segretario di Gioventù aclista, convocò una quindicina di rappresentanti di associazioni, dagli scout alla Sinistra giovanile, agli universitari cattolici. Da quella prima riunione scaturì la necessità di elaborare un testo che rispecchiasse le loro convinzioni. Nacque il Manifesto dei princìpi ispiratori, un traguardo di non poco conto, perché esprime le attese di organizzazioni assai diverse per estrazione culturale e politica, da quelle dell’associazionismo cattolico (Aci, Fuci, Gifra, Gioc) a quelle di categoria (artigiani e bancari), da quelle sportive e ricreative a quelle partitiche, dove convivono molti gruppi, dalla sinistra alla destra. Da allora, in piena autonomia o, se si vuole, in totale abbandono da parte degli adulti, ha preso avvio un cammino comune e al manipolo iniziale si sono aggiunti nel tempo altri compagni di viaggio. Nel febbraio scorso è stato ufficialmente costituito il Forum nazionale dei giovani, che al momento vede coinvolti 44 gruppi. Di particolare significato la presenza dei Giovani musulmani d’Italia e dell’Unione giovani ebrei. L’intento primario del Forum, adesso che ha una propria fisionomia, è quello di farsi conoscere in modo che le istituzioni lo vedano come luogo di rappresentanza delle istanze giovanili. A Madrid, il prossimo 12 novembre, nel corso dell’assemblea del Forum europeo della gioventù, il neonato organismo italiano entrerà a far parte del circuito continentale. Una tappa importante, che sancisce l’efficacia del lavoro svolto e conferisce maggiore portata al primo congresso nazionale del Forum, che si svolgerà a Roma a metà dicembre per elaborare un programma di lavoro ed eleggere il direttivo e il nuovo portavoce. Al presidente Ciampi hanno scritto esprimendo il desiderio di incontrarlo alla vigilia dell’assise e di conoscere il suo pensiero. Adempimenti doverosi ma interni. Non sono infatti questi gli orizzonti dei giovani del Forum, come si legge anche nel loro sito internet (www.forumnazionalegiovani.it). A loro sta a cuore che le istituzioni, ad incominciare dal governo nazionale e da quelli regionali, giungano ad istituire un vero e proprio consiglio nazionale dei giovani da consultare nella fase di elaborazione di leggi che riguardano i giovani stessi. Meglio ancora sarebbe poter vedere approvato un piano complessivo dedicato alle nuove generazioni – la cosiddetta legge-quadro – per favorire una loro attiva partecipazione sui temi di maggiore attualità. Si tratterebbe di una collaborazione inedita per il nostro paese, ma che offre già positivi risultati in numerosi stati europei dove gli organismi di rappresentanza dei giovani sono riconosciuti e consultati. Talvolta i Forum vengono incaricati di stilare rapporti sulla condizione giovanile o di avviare reti di collegamento tra le associazioni, talaltra sono loro affidate iniziative a favore dei coetanei o campagne di sensibilizzazione per la partecipazione alle consultazioni elettorali. Sperimentazioni istruttive, queste, che dovrebbero contribuire a far abbandonare le riserve ancora esistenti in tanti uomini politici italiani. In fin dei conti, i giovani, per quanto ridotti demograficamente, restano il futuro del paese. E favorire un dialogo tra loro e le istituzioni – avvertite sempre più lontane – è un’operazione quanto mai opportuna. Indugiare ancora è deleterio CARRARA (FORUM) UN AFFARE PER IL FUTURO In Italia, purtroppo, non si è mai pensato seriamente ai giovani e le politiche giovanili non hanno mai costituito una priorità. Modi educati ed espressioni nette. Cristian Carrara, 27 anni, diplomato in composizione, prossimo alla laurea in filosofia, fa il pendolare tra la sua Pordenone e gli impegni associativi a Roma. Da tre anni è il segretario dei giovani delle Acli ed uno dei principali artefici della nascita del Forum, in cui ora ricopre l’incarico di portavoce. E se le istituzioni non vi degneranno di attenzione? La situazione è che i giovani oggi non sono rappresentati da nessuno. Il Forum non ha, beninteso, la pretesa di rappresentare tutti, ma può permettere ai governi, qualunque sia la loro fisionomia, di avere un interlocutore sui temi cruciali. Il rischio che stiamo correndo è uno stallo nel dialogo tra generazioni. Ma perché dovrebbero consultarvi? Intanto, perché rappresentiamo tre milioni di giovani. E questo non è poco, anche perché sono giovani che vivono esperienze associative sempre ricche in fatto di formazione ed impegno. E poi perché aiuterebbe le nuove generazioni a sentirsi gente attiva e ascoltata e a diventare cittadini responsabili. A noi infatti non basta la piazza come spazio di espressione delle nuove generazioni. Ma sui temi cruciali riuscireste a maturare proposte unitarie? Dal punto di vista politico, siamo molto assortiti. Nel Forum si ritrovano giovani di destra e di sinistra, variegate sensibilità culturali. Su certi temi, come previdenza, riforma della scuola e dell’università, politiche del lavoro, può risultare difficile arrivare ad una posizione univoca. Ma questo è il bello. Chi dialoga con noi trova uno spaccato delle diverse posizioni del mondo giovanile. Possiamo diventare un laboratorio di idee e di iniziative, frutto di diversità in dialogo. Il congresso di dicembre sarà la prima, seria verifica di questa convivenza? Sarà un evento storico, il congresso. Primo, perché non c’è mai stato in Italia qualcosa di simile. Secondo, perché nasce dal volontariato e mette assieme persone totalmente diverse. Chi ha partecipato alle nostre assemblee si è reso conto dell’aria che vi si respira e garantisco che è un’aria diversa. Dimostra che i giovani sono anche capaci di mettersi d’accordo. Capaci di mettersi d’accordo per contrastare l’attuale governo o la politica degli adulti? Niente di tutto questo. Non siamo contro nessuno. A noi sembra che le politiche dei giovani oggi debbano essere concordate con i padri. Questo è il nostro slogan.

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