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In profondità > Dialogo

Non abituiamoci alla guerra!

di Vittoria Terenzi

- Fonte: Città Nuova

Prosegue il lavoro della diplomazia vaticana con la nomina del cardinal Zuppi come mediatore di pace in Ucraina, così come fu per la guerra in Mozambico

Matteo Zuppi
Il cardinal Matteo Zuppi (AP Photo/Alessandra Tarantino, File)

È il Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, l’incaricato del papa a portare avanti la missione di mediazione per avviare processi di pace in Ucraina. Prosegue in questo modo il lavoro della diplomazia vaticana: lo aveva annunciato papa Francesco al ritorno dal suo viaggio in Ungheria e lo ribadisce ora con questa nomina. «I tempi di tale missione, e le sue modalità, sono attualmente allo studio», spiega il direttore della Sala Stampa Vaticana, Matteo Bruni.

«Per favore, non abituiamoci ai conflitti e alle violenze. Non abituiamoci alla guerra! E continuiamo a stare vicino al martoriato popolo ucraino», ha ribadito il papa nel corso della preghiera del Regina Coeli nella domenica dell’Ascensione.

La nomina del Cardinale Zuppi apre un varco di speranza nel percorso che tutti auspicano porti al raggiungimento della pace: nella sua formazione è stato fondamentale l’incontro con Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio, associazione con cui ha iniziato a collaborare nelle scuole popolari, con gli anziani soli e gli immigrati. Ordinato sacerdote nel 1981, ha poi svolto il compito di mediatore nel processo di pacificazione che ha portato alla fine della guerra civile in Mozambico. Proprio a Roma, nella sede della Comunità di Sant’Egidio, il 4 ottobre 1992, dopo 16 anni di conflitto, è stata siglata la fine delle ostilità.

A un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, il card. Zuppi aveva auspicato che si potesse intensificare la spinta verso il dialogo, dichiarando: «La pace è sempre possibile, è difficile ma possibile. Non c’è vita senza la pace e la guerra mette in discussione tutto. La via del dialogo e della pacificazione è possibile per tutti: dobbiamo essere artigiani di pace e architetti di pace. Se diventiamo più artigiani di pace, ci saranno anche più costruttori di pace».

«Accogliamo come un segno di grande fiducia e con i migliori auspici la decisione di papa Francesco di affidare al card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei, l’incarico di condurre una missione, in accordo con la Segreteria di Stato, che contribuisca ad allentare le tensioni del conflitto in Ucraina e ad avviare percorsi di pace», ha dichiarato in una nota mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario Generale della Cei. «Invitiamo le comunità ecclesiali e, in particolare, i monasteri presenti sul territorio nazionale ad accompagnare sin d’ora con la preghiera questa missione che il Santo Padre ha voluto conferire al presidente della Cei affinché porti frutto e aiuti a costruire processi di riconciliazione».

Proprio le urgenze collegate alla guerra in Ucraina, in particolare quelle di natura umanitaria, e la necessità di continuare gli sforzi per raggiungere la pace, sono state al centro del colloquio tra s.e. mons. Gallagher e Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina lo scorso 13 maggio in Vaticano. I conflitti, infatti, hanno sempre un impatto catastrofico sulla popolazione e sull’ambiente e la produzione delle armi comporta uno spreco di risorse economiche che potrebbero essere utilizzate per contrastare la povertà.

«Gli eventi degli ultimi anni hanno reso evidente che solo insieme, in fratellanza e solidarietà, la nostra famiglia umana può cercare di curare le ferite e costruire un mondo giusto e pacifico», ha scritto papa Francesco nella recente lettera al vescovo di Hiroshima in occasione del Vertice G7. «Hiroshima, come “simbolo della memoria”, proclama con forza l’inadeguatezza delle armi nucleari per rispondere in modo efficace alle grandi minacce odierne alla pace e per garantire la sicurezza nazionale e internazionale».

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