Nomadi: i nostri primi 40 anni

Il gruppo modenese è una delle istituzioni della scena musicale italiana; ha attraversato quarant’anni di storia musicale, e li ha da poco festeggiati con un doppio cd registrato dal vivo che raccoglie i classici rivisitati della sua storia, con l’aggiunta di un paio di inediti. Quarant’anni di successi indimenticabili come Io vagabondo o la rilettura della gucciniana Dio è morto, ma anche di tragedie come la scomparsa del carismatico vocalist Augusto Daolio e del bassista Dante Pergreffi. Memoria storica della band è Beppe Carletti, leader odierno di un gruppo maturato negli anni non solo dal punto di vista squisitamente stilistico, ma anche nell’impegno sociale e nel rapporto col proprio pubblico. Un gruppo autarchico nel senso più autentico e fecondo del termine, con uno zoccolo durissimo di fans che garantisce un’invidiabile tranquillità di gestione alla carriera del gruppo. Beppe: il bello e il brutto di questi primi quarant’anni” “Beh, il brutto è stato certamente la perdita di Dante e più ancora quella di Augusto, che pure consideriamo a tutti gli effetti “membri assenti” del nostro organico odierno. Specie Augusto: è stato soprattutto grazie a lui se I Nomadi sono diventati quello che sono; insieme abbiamo concepito un modo personalissimo di vivere la vita e di stare sul palco, che continua ad essere fondamentale e a guidare le nostre scelte. Il bello è altrettanto ovvio: il fortissimo legame con il nostro pubblico, un vincolo così speciale da essere qualcosa di più di un rapporto di complicità e di affetto tra un gruppo e i suoi fans”. In effetti sembra una specie di simbiosi. . . “Sì, e va ben al di là dei semplici appuntamenti istituzionali coi concerti. Per esempio il rapporto coi nostri fans-club è essenziale anche per le nostre iniziative di impegno sociale. Come quella per i ragazzi cubani, o più recentemente per la costruzione di una casa per il recupero delle baby-prostitute vietnamite e cambogiane” Poche parole e molti fatti: piccole cose in verità, ma concrete”. Come funziona, come si passa dalle parole ai fatti? “È tutto molto semplice: noi, come quasi tutti i personaggi pubblici, riceviamo un sacco di richieste e di imput da tutto il mondo, continuamente. Per prima cosa si va a verificare di persona, poi sottoponiamo le più interessanti ai nostri club e insieme decidiamo che cosa e come fare. Di volta in volta c’è da raccogliere materiale o soldi, e tutto quello che arriva lo si dà, senza stornare nemmeno una lira per i rimborsi spese o per il coordinamento, ci mancherebbe; con i conti sempre alla luce del sole, e se ogni tanto c’è da aggiungere qualcosa lo si fa in prima persona, come è giusto: mi vergognerei se non fosse così. . .”. Quarant’anni di dischi e di tournée: cosa e quanto è cambiato nell’ambiente musicale? “Apparentemente molto poco, le regole in fondo sono sempre le stesse. Ma se ripenso agli anni Sessanta mi sembra che allora ci fosse più voglia di stare insieme, più passione, più creatività. Oggi tutto gira intorno ai soldi, tutto il resto rischia di diventare accessorio. Non credo di essere un nostalgico, anzi oggi mi trovo addosso una voglia di fare forse ancora più forte di quando ero ragazzo, ma credo che tutto l’ambiente musicale dovrebbe sforzarsi di ritrovare un po’ di quella passionalità, di quella genuinità, di quella purezza d’intenti”. “Nomadi 40” (Cgd) è un live e un greatest hits insieme: trentaquattro brani scelti tra gli oltre duecento del vostro repertorio, con un paio di nuove canzoni per trainare le vendite. Centomila copie in poche settimane: mica male. . . “In effetti sta andando al di là di ogni aspettativa.Ma è la prova di quanta gente continua a volerci bene. La coerenza paga sempre, così come la decisione presa una ventina d’anni fa di procedere in modo autonomo, senza lasciarsi stritolare dalle logiche degli apparati discografici. Del resto all’epoca non ci voleva più nessuno” All’inizio è stata dura, ma a conti fatti è stata una scelta giusta: oggi siamo davvero padroni delle nostre scelte, di fare solo le cose in cui crediamo veramente. E coi discografici, sana dialettica, rispetto reciproco, e nessun diktat”. Ma la vita di un musicista è comunque fatta anche di routine, di scadenze, di consuetudini logoranti: dopo tutti questi anni, ti viene mai voglia di cambiar vita? “Certo, prima o poi accadrà, ma quel momento mi pare ancora lontanissimo. Il segreto per andare avanti è non tirare i remi in barca e sforzarsi di fare e dare sempre un po’ di più. Anche con le canzoni: cercare sempre argomenti nuovi, curare i dettagli, continuare a crescere senza accontentarsi mai, senza “tirar via” le cose tanto per farle”. Sembra un augurio per i vostri prossimi quarant’anni” “Lo è, certamente! Con la speranza di preservare sempre la coerenza e l’onestà che credo ci abbia caratterizzato fino ad ora”.

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