Il nodo migrazioni tra società e politica

La giornata del 3 ottobre, che fa memoria del naufragio di Lampedusa del 2013, pone al centro un’idea di “Europa unita, inclusiva che protegga le persone e non i confini”. Una questione destinata a incidere nel confronto politico post 25 settembre
migranti (AP Photo/Jeremias Gonzalez)

Quest’anno in Italia la giornata del 3 ottobre, dedicata ufficialmente alla memoria delle vittime delle migrazioni con l’intenzione di sensibilizzare all’accoglienza e integrazione delle persone migranti, viene a cadere nel periodo di formazione del nuovo governo che verrà guidato da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Il 3 ottobre è una data legata alla morte per naufragio di 368 persone avvenuta nel 2013 nella zona di mare davanti l’isola di Lampedusa. Una tragedia che non trovò indifferente l’opinione pubblica italiana e vide in particolare la solidarietà fattiva e naturale offerta dalla popolazione della piccola isola siciliana, come riportato dal nostro sito con reportage sul posto.

Anche politicamente l’Italia si mosse varando l’operazione Mare Nostrum dedicata al salvataggio delle persone in mare. Una scelta che è durata per un anno per poi tramutarsi in altre modalità di intervento a partire dall’operazione Triton di Frontex, mirata alla protezione delle frontiere fino agli accordi del Memorandum italo libico del 2017, periodicamente rinnovato, incentrato sull’intervento della guardia costiera libica per frenare i flussi migratori nei campi di detenzione sulla terraferma africana e tramite gli interventi in mare.

migranti (AP Photo/Petros Karadjias)

I decreti sicurezza, varati dal primo governo Conte su forte sollecitazione dell’allora ministro degli Interni Matteo Salvini, hanno costituito una fonte di contezioso senza fine, anche penale, con le ong umanitarie accusate di essere fattore di attrazione con la loro presenza in mare.

Secondo il Comitato 3 ottobre, tra i principali promotori della giornata delle vittime delle migrazioni istituita con legge del 2016, «il naufragio del 3 ottobre 2013 scosse le coscienze del nostro continente, mettendo a nudo le conseguenze dell’assenza di una reale politica migratoria. Purtroppo a distanza di nove anni si continua a morire nel Mediterraneo centrale ed orientale, lungo la rotta atlantica e balcanica, nel Canale della Manica e lungo i confini fra Polonia e Bielorussia».

Intorno alla data del 3 ottobre si svolgono in tutta Italia, oltre che a Lampedusa, iniziative pubbliche che hanno come obiettivo quello di «riempire il vuoto e lo spaesamento etico con la partecipazione attiva dell’opinione pubblica e, in particolare, delle nuove generazioni al fine di stimolarli a diventare motore di un cambiamento duraturo attraverso il dialogo e la condivisione con l’altro». Secondo la stima del Comitato 3 ottobre da quel terribile naufragio del 2013 sarebbero oltre 22 mila le persone che hanno perso la vita nel solo Mediterraneo.

Non è un mistero che la questione epocale delle migrazioni sia un fattore divisivo in politica e nella società e quindi è quanto mai indispensabile cercare di affrontare il merito delle questioni aperte e controverse, senza banalizzazioni e pregiudizi per trovare una via di uscita secondo quei principi universali di umanità riconosciuti nei trattati internazionali e nelle costituzioni nazionali.

E per creare questi sani spazi di confronto c’è bisogno di una società civile attenta e consapevole. In questo senso è significativa, ad esempio, la sobrietà del presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, nell’affermare che la Chiesa «continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità» ribadendo che il compito autentico della politica resta quello «di essere al servizio di tutti, a cominciare dai più deboli e meno garantiti».

Il programma condiviso reso noto dal centro destra, vincitore delle elezioni politiche del 25 settembre, non lascia dubbi sull’intenzione sulla volontà di non aprire a riforme migliorative del diritto di cittadinanza nei confronti dei figli degli immigrati. Ma la questione destinata a creare maggiori motivi di contrasto è l’impostazione generale di una visione che mette assieme essenzialmente le migrazioni con la sicurezza.

Nello specifico il programma di Fratelli D’Italia pone come priorità la «difesa dei confini nazionali ed europei come previsto dal Trattato di Schengen e richiesto dall’Ue, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del Nord Africa, la tratta degli esseri umani; creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall’Ue, per valutare le richieste d’asilo e distribuzione equa solo degli aventi diritto nei 27 Paesi membri (c.d. blocco navale)».

Ancora più puntuale e diffuso il programma della Lega che punta a «confermare e rafforzare il Memorandum con la Libia e con la Guardia costiera libica» promosso dal centro sinistra con il governo Gentiloni ma da sempre oggetto di forti contestazioni da parte delle associazioni umanitarie per la grave violazione dei diritti umani provocata dall’applicazione di quell’accordo.

Il testo del programma è molto più esteso e presenta elementi da approfondire in termini di politica internazionale, considerando i nuovi equilibri indotti dalla guerra in Ucraina, come ad esempio  l’intenzione di «attuare una politica più incisiva nei confronti della Turchia, nazione che genera la gran parte dei flussi migratori illegali diretti in Italia e in Europa attraverso le rotte Balcanica, del Mediterraneo orientale (verso Grecia, Cipro e coste ioniche italiane) e dalla Tripolitania libica posta sotto l’influenza turca».

Come è noto la Ue finanzia con miliardi di euro il governo di Erdogan proprio per fermare i migranti diretti in Europa. Quelli che riescono ad eludere tale blocco vengono fermati con la violenza sul confine dei Paesi Ue come documentato da diversi approfondimenti e collegamenti promossi in questi anni anche da Città Nuova.

migranti (AP Photo/Jeremias Gonzalez)

È evidente il divario tra questa impostazione e le proposte avanzate in vista delle elezioni politiche dall’Associazione degli studi giuridici sulle migrazioni che, prima di ogni altra considerazione, si basano sulla considerazione generale della mancanza di «una serena e approfondita riflessione sociale e politica sulla realtà migratoria in Italia e sulle molteplici cause stesse delle migrazioni» che rendono «impossibile oggi tracciare un confine netto tra migrazioni per motivi economici e migrazioni per motivi legati alla ricerca di una forma di protezione, perché molto spesso le cause della povertà individuale o sociale da cui si fugge si fondano a loro volta su forme di persecuzione in danno di individui o gruppi sociali».

Per rimuovere una delle cause delle migrazioni forzate, secondo l’Asgi, la Ue e ogni singolo Stato «devono interrompere le politiche di finanziamento di quei Paesi nei quali vi sono seri indizi di violazione delle libertà e dei diritti umani, secondo i principi costituzionali».

Sono evidenti quindi le diversità di impostazioni in tema di migrazioni ma per trovare soluzioni possibili di un fenomeno complesso, ed evitare uno scontro senza fine, c’è bisogno dell’impegno di tutti, senza cedere alla tentazione di restare alla finestra.

«L’Europa ha bisogno di un nuovo progetto di speranza» ha detto David Sassoli in uno dei suoi ultimi discorsi al Parlamento europeo nel dicembre del 2021. A partire da questo mandato, lasciato da chi, come Sassoli, ha cercato di costruire ponti di unità con tutti, è prevista un’iniziativa pubblica dal primo al 2 ottobre che si svolge non nel Mediterraneo ma a San Dorligo della Valle / Dolina, un comune in provincia di Trieste vicino al confine tra Italia e Slovenia. Da quel territorio si ha uno sguardo ravvicinato con «la rotta balcanica che dalla Turchia fino a Trieste è teatro di indicibili sofferenze, violenze e respingimenti illegali delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni».

Secondo gli organizzatori «individuare Trieste e il Friuli Venezia Giulia come sede nazionale delle iniziative dell’ottobre 2022 è una scelta di grande rilevanza per ricordare che la democrazia in Europa è nata dal ripudio delle immani tragedie della storia del ‘900 e dalla volontà di creare società aperte fondate sul rispetto dei diritti fondamentali della persona».

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