Nobel per la fisica un po’ monco

Yoichiro Nambu
Puntuale, e attesa con trepidazione negli ambienti scientifici, arriva in ottobre l’assegnazione dei premi Nobel da parte dell’Accademia reale svedese delle scienze. Con contorno di elogi per i vincitori, commenti sulle motivazioni e talvolta qualche polemica. Come per il premio per la fisica 2008, attribuito ad un americano di origine giapponese, Yoichiro Nambu, e ai nipponici Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa, che ha provocato tanta amarezza nella comunità dei fisici italiani per la mancata assegnazione del Nobel anche a Nicola Cabibbo, docente all’università di Roma, considerato il padre delle idee sviluppate dai fisici giapponesi. Il premio è stato conferito per la scoperta del meccanismo all’origine della rottura della simmetria nella fisica subatomica, un processo alla base del nostro universo fisico: dopo il Big Bang infatti venne creata una quantità di materia leggermente superiore a quella di antimateria, evitando la totale mutua annichilazione delle particelle e permettendo la formazione di materia solida. Una teoria che è un vero pilastro della fisica delle particelle e che finora è stata quasi completamente confermata dagli esperimenti. Manca all’appello soltanto una particella, il bosone di Higgs, che spiegherebbe l’esistenza della massa: si spera di rivelarlo per la prima volta mediante gli esperimenti in corso al Cern di Ginevra, il più grande acceleratore di particelle del mondo, frutto della collaborazione di ricercatori provenienti praticamente da tutte le nazioni d’Europa, tra cui un folto gruppo di italiani. Andando oltre le polemiche, si potrebbero fare due considerazioni. La prima, sul valore indiscusso di gran parte dei ricercatori italiani e dei risultati dei loro studi, nonostante la scarsa attenzione che i vari governi hanno sempre dimostrato, al di là dei proclami di facciata, per questa componente cruciale delle nostre società. Certo, l’assegnazione del Nobel ad un italiano avrebbe forse contribuito a far investire di più nel breve termine su questo campo di attività. La seconda, sull’importanza della cooperazione delle idee e delle risorse per avanzare significativamente nei vari ambiti della conoscenza, che pone sfide ormai troppo ardue per essere affrontate dal singolo o da un numero limitato di ricercatori. E chissà che il Nobel a Cabibbo non giunga dopo la rivelazione del bosone di Higgs al Cern, che confermerebbe la teoria fisica a cui egli ha contribuito, a coronamento di una delle più affascinanti e vaste imprese di collaborazione scientifica della storia.

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