No Brexit, no party!

A tre anni dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea il sogno di un ritorno alla golden age sembra farsi più complicato
Brexit
Una bandiera dell'Unione sventola dietro una bandiera dell'Unione Europea, fuori dal Parlamento, a Londra, mercoledì 19 ottobre 2022 (AP Photo/Alberto Pezzali, File)

A tre anni dalla Brexit, quando il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea (Ue), la quasi totalità delle promesse dei brexiters è svanita. Di quelle promesse delle magnifiche sorti e progressive del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, di nuovo autonomo, di nuovo imperiale, di nuovo faro di civiltà e progresso, non restano che ricordi.

Era il 23 giugno 2016 quando il Regno Unito votava a favore dell’uscita dall’Ue, in un referendum vinto al 52% contro il 48% dei voti espressi. Era il 31 gennaio 2020 quando il Regno Unito lasciava l’Ue in base a un accordo di separazione negoziato con Bruxelles, mentre la maggior parte degli accordi rimaneva immutata con un periodo di transizione di 11 mesi. Era il 24 dicembre 2020 quando il Regno Unito e l’Ue raggiungevano un accordo dell’ultimo minuto sul commercio e sulle relazioni future, dopo mesi di negoziati in stallo. Era il 31 dicembre 2020 quando finiva il periodo di transizione e il Regno Unito, dal 1° gennaio 2021, intraprendeva un cammino solitario.

Come non ricordare la promessa di un Regno Unito che avrebbe ripreso il controllo dei suoi confini? Ecco, oggi le forme di immigrazione incontrollata sono in aumento. Come non ricordare che i finanziamenti (non più) dati all’Ue sarebbero stati reindirizzati al Servizio Sanitario Nazionale, trasformandolo in un servizio sanitario invidiato dal mondo? Ebbene, il Servizio Sanitario Nazionale è al collasso. Come non ricordare la prospettiva di un’economia che avrebbe ruggito come un leone libero non appena il Regno Unito fosse stato liberato dalla sclerotica Ue? Attualmente, il Regno Unito è l’unico membro del G7 con un’economia ancora più piccola rispetto alla situazione precedente la pandemia.

Come non ricordare la visione di fantastiche opportunità di esportazione per una Gran Bretagna globale? In realtà, oggi le imprese sono alle prese con un’incredibile burocrazia generata dalla Brexit, mentre il Regno Unito deve ancora stipulare un qualsiasi accordo commerciale migliore con un partner significativo rispetto a quello che aveva come Stato membro dell’Ue.

Innumerevoli studi, infatti, dimostrano che la Brexit ha introdotto nuovi ostacoli alla prosperità aggravando i problemi preesistenti. Il commercio britannico ha avuto una ripresa dalla crisi globale indotta dalla pandemia di Covid-19 più debole rispetto ad altri paesi, mentre l’impennata inflazionistica alimentata dalla guerra in Ucraina è più acuta nel Regno Unito che altrove. Come non menzionare anche la riduzione degli investimenti e la carenza di lavoratori in settori chiave per l’economia e la società britannica?

Un sondaggio del novembre 2022 ha mostrato che una maggioranza crescente di elettori ora si rammarica dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, ma manca la prospettiva di rivedere il rapporto formale del Regno Unito con l’Ue, non da ultimo tra i principali partiti politici. Eppure, una netta maggioranza dei cittadini britannici, il 62%, ritiene che la Brexit sia stata un errore, secondo un sondaggio del gennaio 2023.

In generale, la vita è peggiorata nella maggior parte delle aree che hanno votato in massa per la Brexit nel 2016. Infatti, la prospettiva di un’economia più inclusiva è rapidamente svanita e gli abitanti di quelle regioni hanno visto arretrare i rispettivi territori rispetto a Londra e sue zone limitrofe che, in larga misura, nel 2016 avevano votato per restare nell’Ue.

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2019 – Il primo ministro britannico Boris Johnson si rivolge ai suoi sostenitori prima di salire a bordo del suo autobus per la campagna elettorale a Manchester sulla cui fiancata campeggia lo slogan “Portiamo a termine la Brexit” (Foto AP/Frank Augstein, Piscina, File)

Secondo le stime, la maggioranza degli abitanti di tali zone ha molte più probabilità di sperimentare un crescente divario di ricchezza e opportunità rispetto alle regioni più ricche del Regno Unito. Il piano del governo per risollevare il Regno Unito mira ad incrementare i posti di lavoro, migliorare le infrastrutture e ripristinare i centri urbani trascurati, specialmente nelle regioni che hanno sostenuto la Brexit. L’impegno, lanciato dall’allora primo ministro Boris Johnson, ha aiutato il partito conservatore al governo ad ottenere una vittoria schiacciante alle elezioni del 2019.

Tuttavia, solo il 12% dei collegi parlamentari che hanno sostenuto la Brexit nel 2016 è migliorato rispetto a Londra e al sud-est dal 2019, rispetto al 29% delle aree anti-Brexit. Ancora, tra le 50 aree più fortemente pro-Brexit, quasi il 90% è andato più indietro, mentre nelle parti più anti-Brexit della Gran Bretagna quella cifra è solo del 40%. Anche l’attitudine dei cittadini del Regno unito sta cambiando: un sondaggio di Ipsos pubblica ha mostrato che il 45% dei britannici ritiene che la Brexit stia andando peggio di quanto previsto, rispetto al 28% nel giugno 2021.

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