Millecinquecento persone hanno dovuto lasciare la propria casa. Qualcuno la casa non ce l’ha più. È scivolata a valle, è stata inghiottita tra i detriti. Alcune case sono sospese nel vuoto, alcune pareti sono crollate, soprattutto i piani inferiori e i garage e gli edifici appaiono come carcasse sospese nel vuoto. Mobili ed effetti personali non ci sono più o rimangono all’interno di edifici assolutamente inaccessibili.
Niscemi vive un momento drammatico. La cittadina sorge su una collina argillosa, una delle aree più franose d’Italia. Millecinquecento persone sono state evacuate, oggi sono ospiti di amici o parenti. Il terreno ha ceduto all’improvviso domenica scorsa.
All’improvviso, intorno alle 13, un boato ha squarciato l’aria e un crollo improvviso ha scaraventato a valle alcune case di periferia. Il fenomeno franoso ha interessato il quartiere Sante Croci, lo stesso che nel 1997 era stato interessato da un fenomeno simile. Centodiciassette edifici franarono e furono in seguito demoliti. Venne demolita anche la chiesa di Sante Croci, che dà il nome al quartiere. Cinquecento persone rimasero senza casa. Vennero risarcite solo quindici anni dopo.
Niscemi sorge su una delle aree più franose d’Italia: una collina argillosa, dove le infiltrazioni di acqua piovana rendono quanto mai instabile il sottosuolo. Si tratta di un fenomeno che è quasi impossibile da controllare o da prevenire. Si può solo monitorare per impedire che eventi estremi possano causare vittime.
Il destino di numerose famiglie è appeso ad un filo. Molti hanno già perso i loro effetti personali, altri rischiano di vederli sprofondare tra qualche ora. Alcune case sono assolutamente inaccessibili, in altre i residenti stanno riuscendo ad accedere, supportati dai vigili del fuoco per prelevare gli oggetti di prima necessità. Per, nel tempo, bisognerà trovare una soluzione abitativa. Alcune auto sono sprofondate nella valle sottostante, nei giorni successivi sono state ricoperte dai detriti che continuano a staccarsi. Un intero quartiere rischia di cambiare aspetto. Il Belvedere di Niscemi, meglio noto come “U Tunnu”, che domina la splendida valle sottostante fino a gela e al mare, oggi guarda su una vallata ferita.
La frana infatti non si ferma. Ed è destinata a lasciare il segno. Oggi ci sono due fronti di frana, per una lunghezza di 4 chilometri. «Le case sull’oro di frana, o nello spazio di 50/70 metri dalla frana andranno giù naturalmente – spiega Salvo Cocina, dirigente generale del Dipartimento della Protezione Civile siciliana – dovranno essere demolite. Dovrà essere creata una fascia di rispetto per garantire sicurezza».
Oggi il territorio di Niscemi è quasi isolato. Sono chiuse la strada provinciale 11 per Gela e Pontolivo e la provinciale 11, che collega alla strada statale 417 Gela – Catania. L’altra strada di collegamento, quella che conduce verso sud in direzione della strada 115 nel tratto Vittoria – Gela, è costantemente monitorata. Oggi è percorribile, ma potrebbe essere interessata da un’eventuale estensione della frana.
Il problema riguarda anche la viabilità per l’accesso alle campagne. Sono state poste in salvo alcune greggi. Ma la zona dove si trovano altri insediamenti, o una stalla con 15 cavalli, sono ancora inaccessibili. Si dovrà far ricorso agli elicotteri per portare acqua e cibo. «Dobbiamo prevedere una viabilità alternativa. Bisognerà lavorare a lungo per trovare delle soluzioni e permettere di raggiungere le campagne e gli insediamenti produttivi
«Qui a Niscemi viviamo un momento drammatico» afferma il sindaco, Massimiliano Conti. Il primo cittadino ha invitato tutti a non uscire dalle case, a tenersi lontani dall’area a rischio. Ma lancia anche un segnale di speranza: il paese riuscirà a risollevarsi.
Da oggi a Niscemi sono presenti alcuni degli studiosi e dei geologi di fama nazionale. Il territorio dovrà essere studiato e si dovrà essere in grado di prevedere il futuro e di costruire le politiche urbanistiche dei prossimi anni. Finora Niscemi è stata studiata troppo poco. Eppure è una delle aree più a rischio in Italia.
«Niscemi non rientra nella Cartografia Geologica alla scala 1:50.000 e, al momento, non è neanche prevista la sua realizzazione. Questo significa che Niscemi non è in questa Cartografia Geologica che va completata. spiega Rodolfo Carosi, docente del Dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Torino e presidente della Società Geologica Italiana – Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna alla scala 1:50.00 e relative banche dati, come purtroppo succede anche per altre aree e per alcune zone critiche del territorio che non sono coperte da una conoscenza geologica moderna!»
Niscemi dunque è sinonimo di emergenza, ma anche di programmazione. Di studio approfondito e di scelte politiche conseguenti. Perché il futuro urbanistico della città dovrà essere ripensato.
Niscemi: 25.000 abitanti e una popolazione in decremento. Anche a causa dell’emigrazione o del trasferimento in città vicine. Chi resta, però, vuole andare avanti. «Viviamo una situazione difficile – afferma Giovanni Lionti – molte persone sono senza casa. Anche persone della mia famiglia sono state costrette ad andar via. Ma questa città saprà risorgere. Questa sera la comunità cristiana si riunirà in Chiesa Madre, con il nostro vescovo, Rosario Gisana. Eccezionalmente, sarà portato in chiesa il quadro di Maria SS. Del Bosco».
Preghiera e azione si saldano. In una città che vuole resistere. E risorgere.