Nibali a fine carriera: il ciclista annuncia il suo ritiro

Mentre il Giro d’Italia irrora la Sicilia di passione e immagini suggestive, arriva una di quelle dichiarazioni a cui forse non si è mai abbastanza pronti: Vincenzo Nibali si ritirerà a fine anno.
Vincenzo Nibali. Foto: LaPresse/Spada

Lo ha comunicato a Messina, la sua città, l’11 maggio, quando erano passate da poco le 16.30: gli occhi dello “Squalo dello Stretto”, ma anche di qualche cronista che lo ascoltava, erano lucidi, perché quanto fatto in carriera dal portacolori dell’Astana non è proprio qualcosa di comune.

Le sue gesta, ma anche i suoi momenti di difficoltà e le risalite da campione ne fanno un’icona che difficilmente tramonterà. «Sarà il mio un ultimo Giro e probabilmente mi ritirerò a fine anno», afferma. Mamma Giovanna e papà Salvatore ne seguono le parole come quella Sicilia e Italia tutta che ne hanno osservato le sfide con orgoglio difficilmente ripetibile. Qualcuno fa fatica a crederlo, qualcuno lo abbraccia pronunciando più o meno distintamente «Grazie Vincenzo, per le emozioni che ci hai regalato». I venticinque gradi di Messina e il cielo azzurro che attornia il Giro fanno da copertina emblematica dell’isola all’attenzione degli appassionati delle due ruote: «Avevo scelto Messina per l’annuncio. Qui ho cominciato a correre, qui a 15 anni ho lasciato la mia Sicilia, qui vivono i miei genitori e i miei amici più cari», ricorda a tutti Vincenzo.

La Sicilia e l’Italia del pedale perdono quindi in due mesi due dei tre alfieri che l’hanno resa grande: dopo Visconti, che ha lasciato il professionismo in piena Tirreno Adriatico, l’annuncio di Nibali. E la mente di tutto torna appunto a quando Vincenzino, a 15 anni, si trasferì in Toscana, alla Mastromarco. Quindi alla sua prima grande vittoria alla Vuelta di Spagna nel 2010, primo sigillo di carriera, dopo il podio nel Giro vinto da Basso e le due vittorie di tappa ad Asolo e Cuneo.

Due vittorie al Giro d’Italia, nel 2013 e 2016 e una vittoria al Tour de France del 2014 ne hanno scolpito la stella tra i più grandi sportivi italiani: storica impresa che gli ha permesso di entrare nel novero dei sette leggendari ciclisti ad aver vinto la Tripla Corona.

Nel palmares di Nibali brillano poi le due vittorie al Giro di Lombardia alla Tirreno Adriatico e la spettacolare Milano-Sanremo in quel 17 marzo da brividi. Come rimuovere però le ultime due vittorie: a Val Thorens, nel Tour de France, regolò tutti i critici che lo davano per finito con una fuga solitaria; a Mascali, sempre in Sicilia, lo scorso 1° ottobre, riuscì a scrivere la storia del Giro di Sicilia con l’attacco sulla salita di Scorciavacca e l’arrivo tra le lacrime. Sono gli ultimi due successi che fissano la carriera del campione messinese. Ed ora?

«Voglio godermi il Giro giorno per giorno», ha dichiarato: da qui alla fine anno non cambierà programmi, professionista sino all’ultima pedalata che in quest’ultima sua corsa rosa cercherà di lanciare il segno. Anche se sull’Etna ha già perso due minuti dai big, come sempre la strada sarà giudice supremo. Per “lo Squalo” conterranno come sempre fino alla fine motivazioni, testa e cuore. Ma da siciliano vero, questo probabilmente non mancherà.

I più esperti noteranno che ha vinto meno, per quantità, di un medio velocista, come del resto meno di Valverde, Gilbert, Sagan, ma anche di Kristoff, Démare, per non parlare di Cavendish. Eppure, nell’immaginario popolare Nibali ha appassionato i tifosi con il suo percorso di crescita, lento ma costante, un po’ come la sua isola. Ha impiegato cinque anni a salire sul podio del Giro, un tempo forse inammissibile oggi, ma l’ha fatto quattro volte, come nei ricordi di chi c’era. Come non immortalare, congedandolo, quel giorno a Sant’Anna di Vinadio nel 2016, quando attaccò sul Colle della Lombarda dopo che, il giorno prima, aveva saputo della morte di Rosario Costa, un ragazzo del suo team giovanile. Al traguardo di Risoul pianse, come i suoi tifosi con lui: si buttò in discesa a mangiare la distanza tra la vetta e i piedi di quell’abisso di dolore, quasi a doverlo al povero amico scomparso.

E come rimuovere quanto accadde sullo Stelvio l’anno dopo, nel 2017: vinse dopo altra clamorosa discesa tra acqua e ruote danneggiate. Servì a dimenticare Rio ed il Mondiale di Firenze 2013, perso per una scivolata sull’asfalto bagnato. Forse, Vincenzo Nibali lascia proprio questo, l’epica di alcune sue vittorie abbinata all’etica del lavoro, dirigendo un’intera carriera senza mai essere sfiorato neppure lontanamente da accuse o sospetti di irregolarità. Certamente mancheranno gli “attacchi alla Nibali”, una “terza settimana alla Nibali”, o “una discesa alla Nibali”. Ma ricorderemo ancora a lungo la sana voracità dello Squalo dello Stretto.

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