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Cultura > Arte e Spettacolo

Nervi, l’architetto ribelle

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Venezia dedica all’architetto una vasta retrospettiva di foto, modelli e disegni.

Aula Nervi

Quante volte sono entrato – siamo entrati, entriamo – nella immensa aula che Paolo VI ha destinato alle udienze papali. Ormai non ci si fa attenzione più di tanto alle nervature aeree che la sorreggono, di cemento leggero, rendendola come un cielo stellato capovolto.

 

Pier Luigi Nervi, cui Venezia dedica una vasta retrospettiva di foto, modelli e disegni, osa sfidare lo spazio. La formazione classica si evidenzia nell’amore per le superfici curvilinee, care agli architetti romani e a quelli rinascimentali. Ma se ne distanzia per il senso della leggerezza, l’amore per gli intrecci geometrici di pilastri e piloni forati da enormi finestre, “occhi” da cui poter fare entrare fasci di luce.

 

Questa luminosità viene poi distribuita in maniera calibrata tra pieni e vuoti, creando una sinfonia di variazioni ombrose che si spargono nell’ambiente , togliendo ogni pesantezza.

Nervi infatti ha la capacità di non far vedere la grandiosità dell’impianto come qualcosa di oppressivo, anzi, il gigantismo delle strutture portanti appare lievitante nell’aria e la folla che vi si addensa si sente trasportata dentro una vastità accogliente.

 

Chi osservi il Palazzetto dello sport a Roma, sempre (1960), posato sopra la collina all’Eur, non resta turbato dalle dimensioni né schiacciato dalla potenza delle strutture, come succede nell’architettura di stampo “fascista” vicina, superbamente gelida. Ma, percorrendo i corridoi interni, sfocianti come torrenti nell’emiciclo centrale, sente di respirare come sotto un cielo aperto.

 

Il fatto è che Nervi ha di mira non il dominio sull’uomo, ma l’accompagnamento dell’uomo dentro l’immensità dell’universo. Come nella sede dell’Unesco a Parigi, mossa nelle linee quasi dal vento, fra alberi e viali.

 

Nervi è stato un poeta dello spazio, che per lui sembra essere, come si diceva all’inizio, un firmamento stellato sopra l’umanità. Osservando infatti la cupola del Paaleur o dell’aula Paolo VI si avverte quel “senso panico” che si sente di fronte al cielo. Ma dominato dalle nervature lievi e forti con cui Nervi ha saputo grazie al cemento, mezzo inusuale all’epoca nelle forme architettoniche artistiche, espressione di poesia.

 

Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida. Venezia, Palazzo Giustinian Lolin. Fino al 14/11 (catalogo Silvana editoriale).

Riproduzione riservata ©

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