Nelle piccole cose

Brevi note dal popolo degli sfiduciati cronici: Non riuscirò mai a far capire al mio collega… È impossibile cambiare quella relazione sul lavoro: siamo incompatibili… Mia moglie non comprenderà mai questo problema … Impossibile migliorare quei rapporti: meglio rompere… Sono nell’impossibilità di far andar bene le cose in famiglia: i miei figli non mi ascoltano e io non sono in grado di capirli… Non riesco a superare questa difficoltà a scuola, nessuno mi comprende. Se poi sei cristiano… Anche questa volta farò un buco nell’acqua … Mi sento solo e perciò fallirò… È più forte di me! Non chiedermi questo… Chi non si è mai ritrovato ad esternare una di queste sfiduciate espressioni? Poi però forse accade di incontrare una persona come tante, ma con una nota di coraggio in più, che lascia una scia di stupore e di fiducia sulla possibilità di cambiare letteralmente lo stile di vita, cominciando proprio dal vissuto quotidiano. Come Mariateresa. Mariateresa ha l’aspetto e il cipiglio di una giovane mamma. In effetti però i suoi quattro figli sono già maggiorenni! Forse l’attività d’insegnante, le ha chiesto di donare molto, ma le ha permesso anche di rubare il segreto della giovinezza, che solo qualcuno riesce a carpire vivendo in mezzo ai ragazzi. È con questo spirito e con una sfumatura di simpatica sfida, velata da una schiettezza disarmante, che Mariateresa racconta come nelle vicende quotidiane lei ritrovi sempre la scintilla dell’unità per risolvere al meglio situazioni apparentemente difficili. È più facile, ammette, mettere in comune con altri i momenti gravi e a volte disperati della propria esistenza, solo se si è passati attraverso quell’allenamento costante della ricerca della condivisione forte con altri amici e fratelli. Altri, ma vicini. Non vicini fisicamente. Altri vicini con il cuore, l’anima, la mente e la volontà di chi crede in un mondo unito possibile e non avveniristico. In particolare ricorda la sua cronica difficoltà ad esporre in un’assemblea autorevole un parere o una relazione… E la conseguente reazione di panico alla necessità improrogabile di affrontare questa situazione. Come quel giorno che si è offerta di partecipare ad incontri didattici a livello regionale, il cui contributo però lei avrebbe dovuto esportare nel proprio ambito lavorativo, appunto in una bella riunione assembleare! Ecco perché quel giorno aveva chiamato una cara amica, che, cronicamente assente, era validamente sostituita al telefono dal marito… Pronto? Sono Mariateresa. C’è bisogno della vostra unità: domani devo relazionare e mi sento sciogliere le ginocchia… La solita difficoltà: è più forte di me. Solo il pensiero di dover parlare di fronte a tante persone, quelle riunite nell’assemblea che io definisco giudicante, mi toglie il respiro e la possibilità di profferir parola: infatti le parole mi si accavallano e non trovano più il posto giusto, la voce si spegne e io mi sento come un computer sull’orlo dell’autonomia energetica Non ti preoccupare è… solo un po’ di panico! Lo viviamo insieme d’accordo e lo trasformiamo, visto che abbiamo la possibilità di farlo con la preghiera di tutti noi. Non ho finito – aveva aggiunto Mariateresa decisamente -, è paradossale ma domani stesso poi dovrò recarmi dall’avvocato, per certe questioni: chi ce la farà a spiegare e a difendere l’operato della mia famiglia? Anche se ho validi motivi da vendere, in quell’occasione, con davanti a me quel pozzo di scienza del diritto, come credi che non mi lascerò intimorire? Penseranno che sono inaffidabile, quando non aprirò bocca. Dal cordless blu notte, il silenzio attento e prolungato poi è interrotto da una risposta pacata. Faremo tutto il possibile perché, anche se questo succedesse, tu non abbia a spaventarti, ma possa ritrovare in te la verità che devi comunicare: la nostra unità sarà più forte della tua esitazione. Ecco, questo volevo sentir dire , aveva aggiunto in un soffio Mariateresa. Dai, tu che hai attraversato autentiche bufere dimostrando un coraggio eccezionale, possibile che abbia bisogno di noi per delle situazioni così semplici?. Proprio io, sì. Però dimentichi forse che proprio nelle bufere abbiamo fatto patti di comunione fra noi, proprio per vincerle nell’unità fraterna?. Mariateresa sapeva ammettere con umiltà di aver bisogno di quella condivisione nelle piccole cose, che non sarebbe rimasta senza risposta. E così il giorno dopo arriva con la fretta che Mariateresa non avrebbe voluto. Si occupa con impegno e interesse di tutte le fasi del lavoro in classe, dispensa consigli e attenzioni, incoraggiamenti e correzioni autorevoli, come se nulla fosse… Sa di poter giocare intanto sull’attenzione a far bene ogni cosa nel momento presente e già questo la salva dall’ansia che l’avrebbe riacciuffata di lì a poche ore, con l’inizio della riunione assembleare, che però, pensa con un certo sollievo, avrebbe decretato la fine del suo piccolo incubo personale. I fogli del testo della relazione soffrono nelle mani di Mariateresa, mentre aspetta il proprio turno e pensa: La prossima volta che mi chiedono di essere disponibile a rappresentare l’istituto è meglio che io segnali ancora la mia reattività a questo genere di impegni. Altri oltre a me dovrebbero rendersi disponibili a ricoprire questi incarichi… Altri più giovani magari e con più abilità oratorie… Io poi ho anche molti pesanti impegni familiari… Insomma ho una bella paura, come tutte le altre volte: perché devo soffrire di nuovo in questo modo?. Nella disperata ricerca di un alibi che le permetta di far scivolare su spalle altrui la prossima proposta, Mariateresa si accorge che è giunto il suo momento e raggiunge quella che lei chiama postazione. Fra Mariateresa e il pubblico l’aria pesante del timore di essere giudicata si scioglie ben presto quando l’unità si fa presente e Mariateresa legge con sicurezza i suoi appunti, ragionati a tavolino per far bene il proprio dovere e qualcosa di più: donare una disponibilità perché la didattica sia vita vera, nel rispetto dell’uomo che è ogni alunno e ogni studente portatore nel futuro di quei valori d’attenzione che lo renderanno capace egli stesso di azioni dignitosamente umane, improntate all’autentico interesse per l’altro. Mariateresa legge, commenta, le riescono anche osservazioni fuori programma. Si ascolta, dice lei, e non sa da dove vengano certe riflessioni, peraltro mai fatte prima, alcune battute briose di cui è molto soddisfatta, anche quelle assolutamente inedite. Mentre si accorge di essere rilassata e sorridente nel porgere le informazioni, ha come l’impressione di non essere lei a parlare. Già… ma non aveva forse chiesto l’unità? Se lo chiede anche quando, di fronte all’avvocato, vede compresa la sua causa con la chiarezza e la giustizia sperate: qualcuno si complimenta con lei e sostiene che non si sarebbe mai aspettato tanta perizia oratoria: Neppure io, risponde sorridendo Mariateresa, grata a coloro che hanno davvero condiviso con lei quell’ideale di vita. Ma non ha tempo di soffermarsi molto su quello che è stato. Prova un gran sollievo, come di chi ha fatto tutto il proprio dovere e scappa ad altre incombenze che l’aspettano,mentre pensa che la ricetta di sollecitare la Provvidenza, attraverso l’insistenza dell’amore di molti, è davvero un’efficace scuola di vita spirituale.

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