Nelle mani di quell’uomo

Era andata ad acquistare un cartoncino per festeggiare il compleanno di un’amica. Sulla via del ritorno, a cento metri da casa, il conducente di un furgoncino le chiede l’indicazione di una via. Isabelle (la chiameremo così, per salvaguardarne l’anonimato), gli fornisce con precisione tutte le informazioni richieste; ma l’uomo, dicendo di non capire, la invita ad accompagnarlo. La ragazza rifiuta per ben tre volte. “Non salgo – protesta – sull’auto di uno sconosciuto “. “Sono un padre di famiglia, puoi fidarti”, si sente ribattere. “Non ho motivo – pensa Isabelle – di diffidare di lui. Non posso giudicarlo; anzi devo amarlo e compiere questa cortesia che mi chiede”. La ragazza si siede accanto al conducente. Appena il veicolo prende velocità, lo scenario cambia. L’uomo è scuro in volto, anzi si mostra arrabbiato. Accelera minacciandola: “Non hai avuto fiducia in me, ora vedrai, sarai punita!” Isabelle comprende al volo che la situazione è molto grave. Si trova sola, in macchina, con quello sconosciuto che vuole farle del male. Come difendersi? A chi chiedere aiuto? Inizia a pregare ad alta voce. Le “Ave Maria” del rosario sono un’invocazione al cielo, ed insieme una richiesta all’uomo di non portare a compimento il suo insano proposito. Il rapitore, invece, si irrita ancora di più. Le lega mani e piedi e la rinchiude nel retro del furgoncino. Isabelle cerca di mantenere il controllo della situazione. Ricaccia indietro le lacrime e continua a recitare il rosario a voce alta. Scorrono interminabili i minuti, mentre vede che il furgoncino si addentra in vie secondarie, ormai lontano da ogni centro abitato. Ad un tratto, si accorge che le corde che le legano i piedi si sono allentate. Nella fretta, per il timore di essere scoperto, l’uomo non aveva stretto bene il nodo. Qualche manovra cauta con i piedi, e… la corda si scioglie. Con i denti poi riesce a sbrogliare anche il nodo delle mani. Continua a recitare il rosario, mentre con attenzione guarda fuori, aspettando il momento propizio. La vettura rallenta in una curva, e lei salta giù, col rischio di rompersi l’osso del collo. Invece, alzandosi tutta indolenzita, si accorge di non avere per fortuna nulla di rotto. Attende acquattata dietro un albero, sino a quando non vede arrivare una macchina con una donna al volante. La ferma, le racconta la disavventura che le è capitata, descrivendole con esattezza il furgone. La signora decide di aspettare che il furgone rispunti. Dopo un po’, infatti, riappare ad andatura rallentata. Evidentemente, l’uomo non dispera di ritrovarla. Così, ben protetta dentro la macchina in sosta, Isabelle ha modo di segnalare il veicolo alla donna che l’ha soccorsa, e di leggerne la targa. Insieme si recano al commissariato di polizia per sporgere denuncia. Nello stesso pomeriggio l’uomo verrà arrestato: era ricercato e già condannato per reati di pedofilia. Isabelle, naturalmente, rimane sconvolta dall’esperienza che le è capitata: il rapimento, la paura di ciò che poteva succederle, ed inoltre il contatto con i funzionari della polizia, che sebbene fossero stati molto gentili e delicati, le avevano chiesto tante spiegazioni. Anche la denuncia le è costata molto. Alla fine, la mamma sa trovare le parole giuste per rasserenarla: “Dio si è servito di te per fermare quest’uomo, che avrebbe potuto fare del male ad altri ragazzi come te”. La famiglia e gli amici le si stringono intorno. È frastornata, confusa. Si fa tante domande. Pur essendo infatti consapevole ed avvertita della cattiveria che c’è al mondo, l’averla sfiorata così da vicino le fa male, anche se nel suo cuore non c’è rancore per l’uomo che glie l’ha procurato, ma solo pietà. Man mano che i giorni passano, si fa viva in lei una certezza: in tutto ciò che le è accaduto c’è stato forte e tangibile l’intervento dal Cielo. Come avrebbe avuto altrimenti la forza di saltare giù dal furgone al momento giusto? Anche in un’intervista alla tv belga ripeterà con semplicità la convinzione che deve la sua salvezza alla Madonna. Per lei e tutta la famiglia, comprese le due sorelle che fanno parte anche loro dei Focolari, l’esperienza dell’aiuto di Maria, invocata col rosario, rimarrà impressa per sempre. Una delle “riprove” di tale intervento – se ve ne fosse bisogno – è che quando Isabelle è saltata giù dal furgone si è accorta di trovarsi alla periferia di Beauraing, cittadina del sud del Belgio, molto nota per la presenza di un santuario mariano. Qualche giorno dopo, Isabelle vorrà trascorrere un’intera giornata in quel santuario. Ne tornerà “guarita” dalla ferita dell’anima, completamente rappacificata.

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