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Cultura > Danza

Nella “stanza bianca” la danza emozionale dell’inverno

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Il giovane autore napoletano Adriano Bolognino firma per la COB – Compagnia Opus Ballet, una coreografia ispirata alle atmosfere simboliche del quadro di Giovanni Segantini. Al Teatro Comunale di Vicenza

Adriano Bolognino

Creazione del 2022, la White room concepita dal ventottenne Adriano Bolognino (Premio Danza&Danza 2022 come “coreografo emergente”, e in piena attività creativa), è una stanza bianca dove rivive, ispirato dall’opera pittorica Il ritorno dal bosco di Giovanni Segantini, l’inverno emozionale di anime inquiete e in attesa. In uno spazio astratto dominato dal bianco anche nei semplici e raffinati costumi di tute unisex e nella brumosa atmosfera che li avvolge, gli 8 bravissimi interpreti della COB Compagnia Opus Ballet (diretta da Rosanna Brocanello) disegnano un paesaggio di corpi trepidanti, dai gesti netti e fluenti, dalle linee continuamente rotte, da una calligrafia pennellata da braccia e gambe stilizzate, da figurazioni geometriche, da palpiti ritmati, posture oscillanti, accelerazioni e fughe.

Adriano Bolognino

Il manto nevoso, desolato, uniforme, che caratterizza il quadro del pittore divisionista, impresso da una donna trascinante la sua slitta verso il villaggio, riproduce una dilatazione del tempo che evoca la fatica e la tenacia dell’essere umano. Se Segantini associava la neve all’idea di morte e desolazione, l’esplorazione coreografica dell’inverno diventa per Bolognino una ricerca interiore riconducendo la sua scrittura a una dimensione simbolica che si apre al sovrannaturale. Lo richiama nello scorrere delle sequenze, ora turbolenti, ora pacate, degli sguardi rivolti improvvisamente verso un oltre, dove anche un fermo immagine e un lungo silenzio si caricano di vibrante sospensione.

Adriano Bolognino

Qui si attesta, nello smarrimento, l’irrompere dello stupore. Bolognino crea profondità nella nuda scena dilatando le presenze nello spazio, raggruppandole in movimenti all’unisono, allineandole sinuosamente in file frontali o a terra, e con, nel mezzo, alcuni assoli e duetti dialoganti che rubano lo sguardo per le risonanze liriche che emanano i frementi gesti minimalisti.

Adriano Bolognino

Se questi, e altri movimenti, ben si permeano col minimalismo musicale di Max Richter, il resto della coreografia di White room vive sulla musica ambient di Joep Beving, facendo respirare un senso di vastità, di solitudine e vicinanza contemporaneamente, e il bisogno di riconnettersi con un’essenza più intima.

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