Nel tuo cuore c’è Cristo

I sensi spirituali nei Padri della Chiesa.
Sant'Agostino

Si può vivere un’esperienza spirituale senza i sensi spirituali? Durante il suo viaggio in Germania, Benedetto XVI ha detto: “Non esiste soltanto la sordità fisica, che taglia l’uomo in gran parte fuori della vita sociale. Esiste una debolezza d’udito nei confronti di Dio di cui soffriamo specialmente in questo nostro tempo. Noi, semplicemente, non riusciamo più a sentirlo – sono troppe le frequenze diverse che occupano i nostri orecchi. Quello che si dice di Lui ci sembra pre-scientifico, non più adatto al nostro tempo. Con la debolezza d’udito o addirittura la sordità nei confronti di Dio si perde naturalmente anche la nostra capacità di parlare con Lui o a Lui. In questo modo, però, viene a mancarci una percezione decisiva. I nostri sensi interiori corrono il pericolo di spegnersi. Con il venir meno di questa percezione viene circoscritto poi in modo drastico e pericoloso il raggio del nostro rapporto con la realtà in genere. L’orizzonte della nostra vita si riduce in modo preoccupante”1.

Che cosa percepiscono i sensi spirituali 

I sensi spirituali permettono la percezione della realtà invisibile. La parola senso (plurale sensi) è capace di esprimere realtà diverse. Dire senso può significare innanzitutto il sentire: l’uomo sente. Questa esperienza è espressa attraverso molte parole: sensibilità, sensazione, sentimento, sensualità, risentimento. I sensi dell’uomo percepiscono dunque la realtà complessa: la vista percepisce l’immagine, l’odorato percepisce i profumi, l’udito percepisce il suono, il palato il gusto, il corpo, tramite il tatto, tocca ed è toccato.

Non possiamo dimenticare che la parola senso può anche significare direzione, orientamento nello spazio. Così diciamo senso vietato. Ma è proprio tramite i sensi che individuiamo l’orientamento: normalmente con la vista, ma anche con l’udito, con l’olfatto o con il tatto.

Infine, la terza possibilità di intendere la parola senso è quella di significato. “Che senso ha?”, ci chiediamo di fronte ad un evento. Noi cerchiamo il senso profondo di quanto ci circonda, e anche questa ricerca di comprensione del significato richiede l’esercizio dei sensi di cui è dotato l’uomo.

Attraverso i sensi, l’uomo percepisce, prende le distanze, concettualizza, fa discernimento: tutta la nostra conoscenza viene dai sensi, quella più empirica come quella più spirituale. Dire sensi, significa evocare un corpo e una psiche in funzione, un essere umano vivo nella propria singolare identità.

Molti cristiani si sentono incapaci di stabilire un contatto con Dio. I loro sensi sono paralizzati, atrofizzati, o spenti, e resi incapaci di apprezzare i segnali che giungono dal Creatore del mondo2. L’esperienza di Dio che il credente fa e che cerca di raccontare a se stesso e agli altri, deve essere integrata nell’esperienza sensoriale, altrimenti potrebbe essere ridotta o a una dimensione puramente intellettuale o sociale.

Per noi cristiani il corpo non è la tomba, ma è l’uomo vivente a immagine e somiglianza di Dio, anzi il corpo è il luogo, il tempio, la dimora di Dio attraverso il suo spirito, allora i sensi umani non sono negati né disprezzati, ma sono chiamati a diventare sensi spirituali.

I sensi carnali servono a farci conoscere le realtà materiali, quelli spirituali ci permettono di percepire le realtà spirituali, invisibili, eterne, divine. I sensi del corpo sono le porte, che aprono l’essere umano al mondo e al suo prossimo, ma sono anche le vie che lo guidano al dialogo con Dio, quasi corde di una cetra misteriosa ma reale, mediante la quale egli grida “Abbà, Padre”, nella carità dello Spirito del Figlio (Gal 4, 7).  

Una percezione mediante la fede 

La fede cristiana è la fede nel Dio che si è fatto uomo, carne, materia e, quindi, tutto ciò che è umano è per Dio bello e buono, secondo l’annuncio della prima pagina della Bibbia. Tutto va assunto dal credente e reso conforme all’uomo per eccellenza: Gesù di Nazaret: “L’uomo rinato nell’acqua e nello Spirito vede realmente il Figlio di Dio, sente e ascolta la sua Parola, lo tocca, si nutre di Lui, lo gusta, respira la vita dello Spirito Santo”.

Proprio l’Incarnazione permetterà di andare al di là del divieto veterotestamentario delle immagini: non si tratta di imporre al Dio invisibile un qualche schema umano, ma, piuttosto, di mantenere viva la memoria della umanità salvifica del crocifisso-risorto. Su questa base e a questo scopo l’utilizzo dei sensi nella vita spirituale trova una sua giustificazione e un suo significato.

È vero che Maria Maddalena riconosce Gesù Risorto con i sensi e con la fede. È anche vero che i nostri sensi possono percepire la realtà spirituale, sporgendosi verso il divino, dal momento che è il nostro spirito che vede e sente mediante i sensi. Avendo trovato questo senso divino mediante la fede, possiamo guardare in modo divino, ascoltare in modo divino, gustare e sentire allo stesso modo, e cioè mediante un senso che non è sensibile.

Il mondo spirituale lo si può cogliere con la fede e la ragione, e anche con il cuore e con i sensi. La guarigione dei sensi è la premessa perché gli uomini possano aprirsi alla verità e alla realtà di Dio. La restituzione della loro integrità indica il ristabilimento di un retto dialogo tra l’uomo e Dio. I sensi spirituali – vista, udito, tatto, gusto e olfatto – sono le porte del dialogo con Dio.

Già l’apostolo Giovanni aveva sottolineato con forza il coinvolgimento dei sensi nell’esperienza spirituale della conoscenza del Signore: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio Suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1 Gv 1, 1-4). La gioia della comunione con Gesù, con il Padre e con lo Spirito Santo è propiziata e sperimentata mediante l’ascolto, la vista, il contatto. 

La capacità dei sensi spirituali nei confronti di Dio 

Il cristiano non si limita a dire: “Io credo che Dio esiste”, ma afferma anche: “Io amo Dio senza averlo visto”, si rivolge a Dio con un “tu” e gli confessa il suo amore, il suo stupore, il suo desiderio. Se l’esperienza delle realtà corporali è compiuta attraverso i cinque sensi fisici, l’esperienza delle realtà spirituali avviene nell’anima attraverso i sensi spirituali.

I sensi ci aprono un’infinità di finestre dietro le quali c’è Dio. I primi sviluppi della dottrina dei sensi spirituali si poggia sul duplice basamento biblico ed empirico. Il versetto biblico dei Proverbi 2, 5, “Troverai il senso divino (o la scienza di Dio)”, sembra aver calamitato l’attenzione di Origene che vi aveva scoperto una rilevanza singolare, quel senso divino, soprannaturale col quale vedere Dio e le cose in Dio. Così l’interpretazione che Origene dà a questo brano fa concludere che l’uomo, oltre ai sensi corporali, possiede anche un senso divino. I suoi scritti usano una gamma d’espressioni: il senso dell’anima, i sensi divini, i sensi dell’uomo interiore, i sensi del cuore, i sensi spirituali. Nell’ambito spirituale, i sensi inferiscono l’idea di un contatto tra l’anima che percepisce e Dio.

Origene parla delle potenzialità spirituali dei nostri sensi: “la vista, che può fissare le realtà superiori al corpo […]; l’udito, che percepisce dei suoni che non si trovano realmente nell’aria; il gusto che ci fa assaporare il pane vivo disceso dal cielo per dare la vita al mondo; allo stesso modo quei profumi di cui parla Paolo, che sono per Dio il buon odore di Cristo; il tatto, grazie al quale Giovanni afferma di aver toccato le mani del Verbo della vita”.

Senza i sensi non avremmo altre chiavi per aprire queste finestre battenti di quella creazione che Dio ha visto che era buona. In questa vita noi incontriamo Dio, un Dio che si rende presente e vicino, perché possiamo giungere sino a lui, Egli ci parla attraverso i sensi.

Quando sant’Agostino scrive della sua esperienza spirituale ricorre alle azioni inerenti ai sensi umani. In questo modo fa emergere i sensi spirituali : “O Dio, mi chiamasti, e il tuo grido lacerò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti il tuo profumo e respirai e anelai verso di te; gustai fino ad avere fame e sete; mi toccasti e bruciai di desiderio della tua pace”3. 

Educare ed esercitare i sensi spirituali 

I sensi spirituali possono essere educati quando si sa che esistono e si esercitano. Gregorio di Nissa afferma che “respirare il profumo degli aromi divini non è opera del nostro odorato e delle nostre narici, ma di una particolare facoltà intellettuale e immateriale, che ci fa respirare, aspirando lo Spirito Santo, il buon odore di Cristo”. Lo Spirito opera una vera e propria trasfigurazione dei sensi che si aprono alla contemplazione di Dio. La capacità di “vedere” e “gustare” la realtà divina da parte dell’uomo è un dono dello Spirito del Cristo risorto.

Sant’Agostino nota a suo modo il richiamo ai sensi interiori e ci offre una testimonianza personale nelle Confessioni: “Ma che amo, quando amo te, (Signore)? […] Amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio”4.

Il cuore ha i suoi sensi, che operano in parallelo con quelli esteriori. Quindi bisogna ritornare al cuore là dove si radicano i sensi interiori: “Torna, torna al cuore […]. Non possiedi orecchi anche nel tuo cuore? Altrimenti che senso avrebbero le parole del Signore: Chi ha orecchi da intendere, intenda? Non possiedi occhi anche nel tuo cuore? Altrimenti come potrebbe l’Apostolo esortare ad avere gli occhi del cuore illuminati? Rientra nel cuore: lì esamina quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità dell’uomo abita Cristo, nella tua interiorità tu vieni rinnovato secondo l’immagine di Dio: nella di lui immagine riconosci il tuo Creatore5. Lo Spirito Santo ricevuto con il battesimo nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, malgrado le cadute peccaminose, malgrado le tenebre che circondano la nostra anima continua a brillare nel nostro cuore della sua luce divina a causa di Cristo. 

Ascoltate e vivrete 

Come ascoltare Dio? Come sentirlo? Ha une voce udibile? “Ascoltare Dio” non significa certamente l’attesa di una comunicazione concreta, di un messaggio chiaro o di una notizia particolare. Semplicemente si sta in ascolto. In ascolto di Dio. Ascolto di Dio prima di tutto, vuole dire riconoscere che qualcosa ci raggiunge dall’esterno, supera i nostri desideri e previene le nostre stesse domande. È riconoscere la priorità di Dio nei nostri confronti. L’essere umano è un essere creato come “uditore della parola”. Nella sua stessa identità è configurato come essere dialogante, interlocutore, aperto alla comunicazione. I mistici amano citare a questo punto, in riferimento alla voce di Dio, il versetto del Cantico dei Cantici (2, 14): “La tua voce è soave”6.

“Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam, 3, 9). Questa è la domanda che il vecchio Elia insegna al giovane Samuele ed esprime un atteggiamento fondamentale dell’anima che sa, nella fede, che il suo Dio vuole entrare in comunicazione diretta con lei. L’ascolto richiede concentrazione dei sensi e apertura a ciò che giunge attraverso l’udito. Ascoltare è una disposizione all’accoglienza della chiamata di un tu.

In senso biblico, ascoltare, come amare, ha in se stesso la ragion d’essere. Ossia, non si ha bisogno di ascoltare “affinché…”.; si ascolta e basta. La persona si unisce amorosamente al suo Signore, abbandonandosi a lui. Ascoltare è rimanere nell’attesa di Dio, in fiduciosa attesa, senza desiderare null’altro se non Lui. La parola di Dio sentita da noi produce la fecondità: “Ascoltate e vivrete!” (Is 55, 3) La parola di Dio è tutto insieme per la nostra terra interiore, il sole, la pioggia, il vento. Cosi diventiamo “un albero piantato presso l’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume come l’uomo benedetto che confida nell’Eterno e la cui fiducia è l’Eterno” (cf. Sal 1, 3; Ger 17, 8). 

 

NOTE

 

1 Omelia, Spianata della Neue Messe, München, 10.09.2006. Bibliografia: Isabel Gomez-Acebo (ed.), Pregare con i sensi, Paoline, Milano, 1997; Catherine Aubin, Le cinque finestre del cuore. Pregare con i sensi, Lateran Univeristy Press, Città del Vaticano 2006.

2 Cf. Isabel Gomez-Acebo (ed.), Pregare con i sensi, op. cit., pp. 5-10.

3 Agostino, Confessioni X, 27, 38.

4 Agostino, Confessioni X, 6.8; 27.

5 Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, 18,10.

6 Cf. Isabel Gomez-Acebo (ed.), Pregare con i sensi, op. cit., pp. 11-50.

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