Nel segno dell’amore

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Un grande e spoglio ambiente circolare, una volta ardita attraversata come un veliero da funi e gomene. Qui, al palazzo dello sport della Fiera di Genova, sembra prendere il largo un veliero particolare, assolutamente originale e con nulla di retro: la comunione dei movimenti e delle associazioni laicali, in questa terra ligure così aperta al mondo, per la geografia e la storia. «Chiara Lubich verrà nella nostra terra: perché non ne approfittate? Lei è all’origine della nuova comunione tra i movimenti: invitate anche i rappresentanti di altri movimenti e associazioni ». A formulare un tale invito era stato lo stesso arcivescovo di Genova, cardinale Dionigi Tettamanzi. Un desiderio che è diventato realtà il 15 dicembre 2001. Sono più di 3 mila le persone intervenute alla Fiera di Genova. Fuori l’impetuoso Grecale si è appena calmato, e i gabbiani ricominciano a brillare ai raggi del sole. Nel grande locale fieristico prendono la parola, uno dopo l’altro, tra un insolito entusiasmo di popolo, Ernesto Diaco (vicepresidente dell’Azione cattolica italiana), Andrea Chiàppori (respon- presidente del coordinamento internazionale del rinnovamento carismatico, l’Iccrs) e Carlo Campodonico (responsabile laico regionale di Comunione e liberazione). Ognuno ha parole che tradiscono un vocabolario specifico al proprio gruppo: ognuno di loro dice però con parole diverse la stessa comune fede. È il cuore del vangelo che li unisce, null’altro. Ed è proprio questo che fa dire a tanti che stiamo assistendo ad una “nuova primavera della chiesa”. Dice ad esempio Diaco: «Ci sentiamo a casa qui, perché l’Azione cattolica è nata proprio per formare laici cristiani per testimoniare la fede in Cristo. Il nostro cuore batte con lo stesso ardore degli inizi per l’ingenuità delle beatitudini, l’utopia del Cristo». Andrea Chiàppori, della Comunità di Sant’Egidio, nota come dopo l’11 settembre «tutti ci si sente incerti, insicuri, ansiosi. Ma proprio in questi frangenti ci sentiamo incoraggiati da alcuni segni, come succede nell’incontro col carisma del focolare, nato in tempi altrettanto e forse più difficili di quelli di oggi, nel ’43». Matteo Calisi propone invece una sintesi di quanto fa il Rinnovamento carismatico. «Lo Spirito Santo – dice – ripropone il primato di Dio nella vita della chiesa e del credente. Tre sono i frutti di questa iniezione di Spirito: presenza, potenza e lode». Così si risponde «alla fame insaziabile di Dio presente nell’uomo di oggi: preghiera, sacramenti, chiesa, santità, doni dello Spirito…». Infine, Carlo Campodonico afferma come la cittadinanza data ieri (vedi Città nuova n. 1/2002) sia importante perché riconosce «il valore anche civile dell’esperienza ecclesiale di Chiara Lubich, è un atto di ricchezza per tutta la Chiesa ligure». Poi afferma che «la giornata di oggi è un gesto che è un avvenimento, qualcosa di nuovo che entra nella nostra vita». I brani musicali e i canti del coro e del complesso, costituiti col contributo dei diversi gruppi ecclesiali presenti, tessono una trama di amicizia. Così, quando Chiara Lubich sale sul palco accompagnata dal cardinale, non è più solo focolarina, ma «un po’ di tutti noi», come dice un esponente carismatico. Un discorso impegnato e impegnativo. Richiama alla necessità assoluta, in questo presente incerto, dell’amore evangelico che porta all’unità. Sarà da questo amore d’unità che saremo riconosciuti come cristiani, «non tanto da tutti quegli aspetti così indispensabili, da quelle immense ricchezze della nostra religione, come le celebrazioni, le preghiere, le opere di carità, l’evangelizzazione, i digiuni, le veglie, le penitenze…, ma dall’amore reciproco, dalla nostra unità: “Che siano uno affinché il mondo creda”, ha pregato Gesù prima di morire. Il mondo crede se ci vede uno… Si capisce allora che, se ci manca ciò che ci deve distinguere, se noi cristiani non indossiamo la nostra divisa, ci può essere chi non ci vede. E non è tutta colpa loro». Poi un richiamo al papa: «Egli vuole che tutti vivano la spiritualità di comunione: “Gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati – dice nella Novo Millennio Ineunte – giorno per giorno, ad ogni livello, nel tessuto della vita di ciascuna chiesa. La comunione deve qui rifulgere nei rapporti tra vescovi, presbiteri e diaconi, tra pastori e intero popolo di Dio, tra clero e religiosi, tra associazioni e movimenti ecclesiali”». Parole improvvisate ma dense sono quelle del cardinale Tettamanzi (vedi box), che sembrano cementare un’intesa nata dalla vita e dal reciproco interesse. Commenta in conclusione Andrea Chiàppori: «Il futuro della comunione tra i movimenti è certamente roseo, qualcosa che va costruito con molta attenzione per rispettare i tempi, il lavoro, il cammino di tutti quanti, per essere una presenza significativa e accogliente, pronta, capace di rispettare tutte le altre componenti della realtà ecclesiale; ma certamente il futuro è roseo, perché mi sembra che tutti manifestino questa volontà di crescere e camminare assieme, di rafforzare l’unità e la comunione ». Ed Ernesto Diaco: «Quello che abbiamo vissuto è un dono per tutti, anche per l’Azione cattolica, che forse ha più bisogno degli altri, per la sua storia, per la sua tradizione e anche per rinnovarsi, che è l’obiettivo di questi anni. Questo avvicinarsi tra movimenti e Azione cattolica è un dono per la chiesa e direi anche per la società italiana, per tutti». Tettamanzi “sei dentro tutti i movimenti” Un passaggio delle parole rivolte dall’arcivescovo di Genova al pubblico della Fiera di Genova. «Penso che non soltanto la presenza dei movimenti sia un dono dello Spirito, ma un dono ancora più grande dello Spirito è la loro vivacità, il loro dinamismo: innanzitutto quello di spiritualità, e conseguentemente di missionarietà. Ma a me pare che c’è un ulteriore dono, consolante per un verso e per un altro quanto mai impegnativo: ed è quel dono dello Spirito che è il cammino in atto, e che noi siamo chiamati a perfezionare, il cammino dell’unione e dell’unità. Se ci fossero questi movimenti e tanti altri ancora, e se tutti fossero vivaci, vivacissimi, ma non si presentassero al mondo così come il Signore chiede, nel segno evangelico dell’amore reciproco, e dunque della comunione e dell’unità, sarebbe un povero dono, questa presenza e questa vivacità». «Mentre ascoltavo queste testimonianze, facevo riferimento alla mia esperienza personale. E mi dicevo:“Ma tu non sei mai appartenuto a nessun movimento né associazione né gruppo”. Poi mi sono detto: “Però tu sei vescovo, quindi in qualche modo devi avere a cuore e devi sentire viva la responsabilità verso tutti i movimenti, le associazioni, i gruppi, le comunità”. E allora, in questo senso, la conclusione che ho tratto, paradossale ma quanto mai suggestiva, è stata questa: “Tu sei fuori da tutti i movimenti. Ma proprio perché sei fuori, sei dentro tutti i movimenti”. È una comunione. Quell’unità che è il distintivo evangelico dei gruppi, associazioni e movimenti ha alla radice la presenza dello Spirito e, come dire, anche il riferimento visibile proprio al vescovo».

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