Naufragio di Pylos: forse 600 morti. Cento bambini in stiva

L’ennesima tragedia del mare al largo delle coste greche. Sotto accusa gli interventi della Guardia costiera greca che non è riuscita a evitare l’affondamento della nave che forse avrebbe rifiutato di essere trainata. Passo avanti dell’Unione europea sul nuovo "Patto sulla migrazione e l’asilo"
migranti Pylos
Questa immagine fornita dalla Guardia costiera greca mercoledì 14 giugno 2023 mostra centinaia di persone che coprono praticamente ogni tratto libero del ponte di un peschereccio malconcio che in seguito si è capovolto ed è affondato al largo della Grecia meridionale. (Guardia costiera ellenica via AP)

A bordo della nave c’erano forse 750 persone: questo il numero riferito dai sopravvissuti. Più di 100 bambini si trovavano nella stiva della nave. Con il passare delle ore crollano le speranze di trovare altri sopravvissuti del naufragio che si è verificato al largo di Pylos, in Grecia. Le vittime presunte potrebbero essere 600. Un’ecatombe. Una tragedia immane.

Finora sono state tratte in salvo 104 persone, ma sono stati recuperati 78 corpi senza vita. Gli altri mancano all’appello. E non si conosce ancora il numero esatto delle vittime.

Manolis Makaris, il medico responsabile dell’ospedale di Kalamata, in Grecia, dove sono stati trasportati i sopravvissuti, ha raccolto le loro testimonianze e afferma: «Potrebbero esserci 600 morti».

Sarebbero già stati arrestati 11 o 12 presunti scafisti. Sarebbero persone di origine egiziana. I sopravvissuti sono tutti uomini (una sola donna) e avrebbero tra i 16 e i 40 anni, provenienti da Egitto, Pakistan e Siria.

Ma chi sale sulla nave per guidarla non è mai l’organizzatore del viaggio, è spesso solo una pedina utilizzata dai grandi “manager” delle migrazioni, che rimangono nell’ombra e quasi mai vengono allo scoperto.

La nave sarebbe partita vuota dall’Egitto, si sarebbe diretta verso la Libia. I migranti avrebbero pagato da 4000 a 6000 dollari per salire su quella nave che per loro si è trasformata in una tomba. Avrebbero viaggiato per 5 giorni, giungendo fino all’Egeo.

Le prime avvisaglie che qualcosa non andava sono arrivate martedì mattina con una mail inviata al Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano. Parlava di un barcone con 750 persone a bordo, non dava la posizione, ma forniva il numero di telefono satellitare presente a bordo. Le autorità italiane si sono messe in contatto e hanno geolocalizzato il telefono. La nave si trovava a 60 miglia dalle coste greche e a 260 miglia da quelle italiane e hanno quindi allertato le autorità greche. Che sarebbero intervenute e avrebbero tentato di trainare il barcone.

Le autorità greche hanno spiegato che i migranti avrebbero rifiutato i soccorsi, chiedendo di poter proseguire il viaggio verso l’Italia. Ma su ciò che è accaduto in quelle drammatiche ore ci sono ancora molte ombre. C’è chi afferma che invece i migranti avrebbero temuto proprio quel traino che avrebbe potuto far capovolgere l’imbarcazione. Secondo le autorità marittime di Atene, il motore dell’imbarcazione si è fermato poco prima delle 23 di martedì. Si è inabissata subito, in 10 – 15 minuti, portando con sé il carico di vite umane. Le autorità greche hanno sostenuto che i naufraghi, in evidente agitazione, avrebbero fatto inclinare la nave e questo avrebbe provocato l’affondamento.

Il motore che ha ceduto, l’inclinazione di una nave sovraffollata, il tentativo di trainarla, il rifiuto di ricevere i soccorsi: sono ancora tante le verità che si rincorrono attorno ad una tragedia di proporzioni immani.

Il papa ha fatto pervenire un messaggio al nunzio apostolico in Grecia, dicendosi «profondamente costernato per la devastante perdita di vite umane» e offre «preghiere sincere per i tanti migranti che sono morti, i loro cari e tutti coloro che sono stati traumatizzati da questa tragedia».

Sullo sfondo, la situazione politica europea e l’accordo raggiunto l’8 giugno scorso dagli Stati membri dell’Unione europea sul nuovo “Patto sulla migrazione e l’asilo”, presentato nel settembre 2020, ma ancora inattuato. Il Consiglio “Affari interni” ha approvato il piano, dopo quasi tre anni, ma ora tutto resta demandato al Parlamento europeo per l’approvazione definitiva.

I tempi della politica europea, su questi temi notoriamente divisa, sono lunghi. Lunghissimi. Perché le divisioni sono forti e le posizioni distanti. E intanto in mare si continua a morire.

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