Naufragio annunciato?

Europa in crisi economica
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Talvolta le migliori rappresentazioni del nostro presente ci vengono dal passato. Pensando alle condizioni di diversi Paesi europei, giunti sull’orlo della bancarotta, e della blanda “risposta” dei loro partner dell’Unione europea, viene alla mente una bella immagine dello scrittore latino Lucrezio, che descrive la sensazione di sollievo o di scampato pericolo di uno “spettatore” che dalla terraferma assiste al naufragio di una nave in lontananza. Il problema è che nel mondo complesso di oggi non ci sono più “rive” sicure per tutti.

Ciò è vero anzitutto per i Paesi che aderiscono all’euro, legati da un “patto di stabilità e di crescita” che comincia a scricchiolare sotto i colpi di una crisi che sembra aver investito l’Europa in ritardo rispetto agli Stati Uniti. Il fatto che un Paese come la Grecia abbia dovuto pensare di rivolgersi ai cinesi per piazzare i propri titoli di Stato o che si sia prospettato persino un intervento del Fondo monetario internazionale per effettuare il salvataggio di Paesi europei come Spagna e Portogallo, la dice lunga sullo stato della solidarietà tra i Paesi dell’Unione.

 

Che in una situazione di crisi ognuno cerchi di tenere fermo il timone delle proprie finanze è un riflesso naturale; ma che debbano essere cercati “salvatori” esterni all’Unione europea non è accettabile, se si pensa che abbiamo scritto nei Trattati che dobbiamo puntare ad una «unione sempre più stretta».

Da questo difficile momento europeo credo che discendano due insegnamenti. In primo luogo, appare in tutta la sua drammaticità la mancanza di un’autentica politica economica e sociale comune europea. Abbiamo la moneta unita, ma abbiamo 27 strategie economiche diverse. In secondo luogo, occorre che riflettiamo a fondo sulla sostenibilità del modello di “economia sociale di mercato” che ha distinto sinora l’Europa rispetto all’anarco-capitalismo di molte aree ad economia liberista. Un modello che sinora ha retto, ma che non possiamo dare per scontato, e che dovrà sempre più essere articolato su base realmente europea ed inclusiva.

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