Nativity

Mel Gibson ha fatto scuola. Così ancora a Matera è stato girata la storia della nascita di Cristo, vista da una prospettiva più intimista e squisitamente femminile, con un’indagine psicologica accurata sia della sensibilità dell’ambiente nel riguardo di una ragazza-madre, sia del rapporto Maria-Giuseppe, raccontato con sfumature realistiche convincenti, sia della figura stessa di Maria, vero centro della narrazione, indagata con finezza inusuale nella tradizione filmica. La regista, seguendo i vangeli quasi alla lettera, evidenzia tensioni, drammi ma anche tenerezze e gioie sponsali e materne, grazie ai due giovani protagonisti, ben calati nella loro parte impegnativa. Il contorno storico, dal re Erode ai Magi, è indicativo senza essere esaustivo, essendo il film concentrato sulla storia di una famiglia che affronta l’ignoto grazie ad una fede provata. Perciò la parte incentrata sul rapporto familiare e personale è forse la più ricca di novità di introspezioni, mentre in altri momenti – sia riguardo a personaggi di secondo piano, come i Magi, sia quelli più specificatamente sacri – il ricorso a suggestioni agiografiche note e a effetti visivi spettacolari – sembra più consono a certa tradizione filmica americana che non al linguaggio europeo. Regia di Catherine Hardwicke; con Geisha Castle- Hugues, Oscar Isaac, Shaun Taub,Hiam Abbass.

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