Napoli, comunione tra carismi

L’inserimento e la presenza di una comunità di religiose nel centro storico di Napoli. La collaborazione con altri istituti. Il Centro Aquilone.
Napoli
Anna Maria

In seguito a un appello della Chiesa alle congregazioni religiose per un’attenzione e una presenza nelle regioni del sud Italia, i nostri superiori ci hanno chiesto una nostra disponibilità. Con gioia abbiamo aderito e ci siamo inserite nel centro storico di Napoli.

 

Io ho avuto la fortuna di imbattermi nella spiritualità dell’unità nel periodo di formazione iniziale, mentre Adelia ancora prima di conoscere la congregazione. Per noi è una luce nuova che non solo ci fa riscoprire il nostro carisma, ma ci aiuta ad attualizzare nell’oggi alcune parole chiave del nostro fondatore: “Fate tutto per amore”; “Andranno in ogni luogo con grande disinteresse”; “Chi accoglie un bambino povero e abbandonato, accoglie doppiamente Gesù” e tante altre.

Lo “stare accanto alla gente”, il “ conoscere ed incarnarsi nella realtà”, lo sperimentare la precarietà come tutti, ci ha portate a vivere per un anno con una anziana signora che aveva messo a nostra disposizione una stanza, in quanto non avevamo ancora una nostra comunità sul territorio. Non è stato semplice adattarci al suo stile, al suo modo di vivere (ad esempio aveva sempre la televisione accesa) e alla condivisione dei luoghi comuni (cucine, bagno ecc).

 

Ogni giorno però ci aiutavamo a perdere le nostre abitudini per accogliere questa nuova realtà e a credere all’Amore di Dio presente in tante circostanze. Ad esempio, io ho avuto quasi subito la possibilità di insegnare in una scuola statale; per Adelia una congregazione ha messo a disposizione alcuni locali per le attività da svolgere con i ragazzi; e soprattutto abbiamo colto l’amore delle persone più semplici del quartiere.

 

L’accoglienza della comunità parrocchiale e della grande famiglia del Movimento dei Focolari ci ha fatte sentire a nostro agio e ci ha aiutato ad introdurci in una nuova realtà, diversa dalla nostra. Non possiamo dimenticare la prima iniziativa di una vacanza estiva per i ragazzi, che uscivano per la prima volta dal quartiere, vissuta a Vico Equense, allora Centro Mariapoli, resa possibile grazie al sostegno dei responsabili del Movimento di allora.

 

Adelia

Nel tempo si è costituita la comunità e ci siamo trasferite in un appartamento del quartiere. Tra noi ci impegnavamo reciprocamente a vivere e a condividere la Parola. Ogni giorno cercavamo, quando ci alzavamo al mattino, di guardarci nuove ed essere nella carità attraverso gesti semplici e fraterni. Per amore chi cucinava era attenta all’altra nel preparare un pranzo gradito, oppure si aspettava l’altra che tornava tardi per poter cenare insieme: era come una gara d’amore! Le parole del fondatore: “Vivete in unione di spirito, di cuore e di missione” prendevano sempre più vita e ci spingevano a dilatare il nostro cuore e ci aprivamo alla fraternità con tutti e a condividere sempre di più con la nostra gente. Questo stile d’amore reciproco vissuto ci faceva sperimentare Gesù vivo fra noi e ci metteva la passione di servire Gesù nell’altro.  

 

Un dono della presenza di Gesù tra noi è stata l’accoglienza di due ragazze in verifica vocazionale, che dopo una lunga esperienza vissuta con noi, hanno chiesto di entrare a far parte della nostra famiglia religiosa. Per noi, all’inizio, ha voluto dire ridimensionare gli spazi, dare tempo, ascolto, vivere con maggior radicalità il Vangelo nel puro amore e disinteresse. In quel periodo ad una di loro, Anna, venne affidata dall’assistente sociale una situazione difficile di bambini abbandonati. Ogni giorno aveva il compito di andare a casa loro, di svegliarli, accompagnarli a scuola e assicurarsi che ci rimanessero. Un tirocinio che ha vissuto con amore, superando non poche difficoltà, ma che allo stesso tempo, stando con loro, ha dato frutti positivi nella sua crescita vocazionale.

 

Sin dall’inizio della nostra presenza a Napoli, la vita d’unità vissuta ha potenziato in noi il desiderio di costruire relazioni fraterne anche con altri istituti della nostra zona, per essere insieme con loro un segno di comunione. Sentiamo la bellezza di metter in pratica quell’invito di Chiara Lubich nell’amare la congregazione dell’altra come la propria, incontrandosi per condividere gioie e preoccupazioni, nonché i tesori insiti nei rispettivi carismi. La nostra casa si è aperta sempre più per accogliere tutti. Una madre generale ci ha chiesto di accogliere per un periodo una sua giovane in verifica per darle la possibilità di confrontarsi con un altro istituto. È stata per noi una bella esperienza di comunione e per la giovane religiosa la conferma della sua vocazione.

 

La difficile realtà dei bambini e dei ragazzi cosi vulnerabili, lasciati a se stessi, la cui casa è spesso la strada e perciò esposti a pericoli di ogni genere, ci ha sempre interpellate e la nostra preoccupazione era condivisa: spesso ci trovavamo insieme ad altri per domandare al Signore la sua Luce e come essere una risposta.

L’ascolto reciproco della vita, il desiderio di tante persone del territorio che vivevano la spiritualità dell’unità e la sensibilità di tanti altri ci ha spinte a cercare concretamente nel quartiere del centro storico un luogo per raccogliere questi ragazzi. Agli occhi nostri sembrava impossibile, ma la richiesta fatta alla curia arcivescovile ha avuto subito una risposta, mettendoci a disposizione una grande sala.

 

Per la gioia di tutti è nato così il Centro Aquilone, un centro educativo che accoglie nel pomeriggio ragazzi per un recupero scolastico e attività ludico-sportive. Si regge sul volontariato di tanti che cercano di creare un clima di famiglia dove ognuno si sente accolto e riesce a dare il meglio. È stato il caso di Enzo, un ragazzo che camminava sempre a testa bassa e aveva tante difficoltà nel relazionarsi. Con il tempo, la pazienza e l’amore ha acquistato fiducia in se stesso e il suo recupero è stato evidente; è addirittura riuscito ad affrontare l’esame di terza media, che era per lui un ostacolo insormontabile.

 

Anna Maria

Da circa quattro anni sono inserita nel mondo della pastorale carceraria, dove collaboro, in équipe con altri religiosi e laici, nei colloqui personali con i giovani detenuti, molti stranieri di lingua francese. Ascolto le loro angosce, le ansie e non di rado asciugo le loro lacrime, ma condivido pure con loro la gioia d’aver ricevuto una lettera inattesa o uno sconto di pena. Sono ragazzi fragili, bisognosi di tutto, basta una semplice pacca sulla spalla o una stretta di mano per strappare un sorriso.

 

L’amore concreto fatto di attenzione e comprensione è la medicina salutare. Cosi è successo con un giovane rumeno ortodosso che un giorno ho incontrato davanti alla sua cella sconvolto e molto triste, si trovava in uno stato di forte depressione che preoccupava anche i responsabili. Mi avvicino, gli chiedo come si chiama e a stento mi risponde; lo invito agli incontri di gruppo che faccio nel padiglione, accetta e con lui stabilisco un bel dialogo. Si apre parlando di sé, dei suoi sbagli e mi confida che ha un grosso dolore che lo affligge: vorrebbe chiedere scusa alla famiglia che ha danneggiato con il suo reato, ma non sa cosa e come scrivere. Elaboriamo insieme il contenuto della lettera e cerco il contatto con questa famiglia, ma non è semplice. Lui riprende coraggio e chiede il Vangelo per imparare a pregare, lo inseriamo anche nel gruppo scuola ed è sempre più sereno. Dice di aver ritrovato la speranza.

 

Ultimamente mi chiedeva di convincere la giovane moglie a mandare i due figli a scuola perché ne ha scoperto l’importanza e non vuole che facciano gli stessi suoi sbagli.

Queste e altre esperienze ci portano a condividere vicende liete e dolorose di tanti fratelli e sorelle e ciò al di la di quello che riusciamo a fare concretamente. Di fronte a tante difficoltà ci sentiamo impotenti, capaci solo di far nostro quel dolore e di offrirlo e di riconoscere il volto di Gesù. Non ci è mai mancato l’incontro con Gesù Abbandonato sia in noi che negli altri, il Suo amore ci ha sempre accompagnato e riconoscendoLo ci aiuta a ricominciare credendo alla grazia dell’unità che genera nuova vita attorno a noi.

 

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