Nabucco e il Risorgimento

Roma, Teatro dell’Opera.
Riccardo Muti

Chissà se quelli che vogliono come inno nazionale il Va’ pensiero avranno ascoltato il Nabucco – per intero – trasmesso in diretta su Raitre il 17 marzo. Si sarebbero accorti che il coro non è un inno marziale, ma una preghiera «quasi religiosa», ha azzardato, timidamente, una commentatrice. Religiosa, lo è tout court. È il salmo 121… Detto questo, l’edizione romana era molto bella. Scene e regia austeri, moderni, in bianco-blu. La musica? A qualche critico, Nabucco non va: troppa grancassa, echi di Donizetti e del Mosè di Rossini. Vero. Ma Verdi è giovane. Che impeto, quanta sincerità! Verdi ci crede al dolore degli ebrei, sa far cantare un popolo (meglio di tutti, prima e dopo). Amore, intrigo, pietà, fede si scontrano in quest’opera-oratorio, dai personaggi abbozzati, dove il coro (meraviglioso) è il vero personaggio.

 

Dirige Riccardo Muti. Attento alle sfumature (certi passaggi dei legni, certi suoni liquidi di arpe e di violini), graffiante nei sussulti degli archi e degli ottoni. Leo Nucci è un superbo Nabucco in scena e in voce, ancora, bravo tutto il cast. Verdi canta dolore e amore come pochi. Non è patriottico, all’epoca, quello verrà dopo. Ma l’anima è già “risorgimentale”. Vogliosa di libertà e di vita. Muti l’ha capito.

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