Musical mania

L’industria dello spettacolo s’arrangia come può. Così, alla sempre più irreversibile crisi discografica, risponde con la più ovvia delle contromosse: i concerti. E più ancora, con l’esaltazione stessa del concetto di spettacolo: il musical. Mossa almeno apparentemente vincente, anche per motivi non necessariamente inerenti alla depressione dei consumi musicali. Dopo anni di staticità, il genere ha ripreso quota grazie a una serie di produzioni tutt’altro che memorabili, ma capaci di rispondere alle esigenze di un mercato globale ormai stufo del canzonettismo fine a sé stesso. Il musical esalta la multimedialità postmoderna e la fame di autenticità sottintesa dai reality show; frulla coreografie, recitazione, canzoni, riunendo in un’unica proposta cinema (o teatro) e canzone. Ovvero: disco e spettacolo. Certo costa parecchio ed esige tempi lunghi (di produzione come di incasso), ma se non altro la complessità e il rischio d’impresa arginano le fanfaronate degli improvvisatori che solitamente intasano il music- business. Era dai tempi del primo Andrew Lloyd Webber che il genere non registrava tanti consensi e una tale varietà di proposte. Uno dei primi ad accorgersi che i tempi erano maturi per un rilancio è stato il nostro Cocciante il cui Nôtre Dame de Paris ha registrato in tutta Europa incassi da capogiro. Parallelamente i successi delle trasposizioni teatrali di Grease e de La febbre del sabato sera ha confermato anche qui in Italia che il genere aveva ripreso a tirare” come non accadeva da tempo. Il gran botto di Moulin Rouge ha poi completato l’opera. Da qui una ritrovata predisposizione dei finanziatori e la caccia a nuovi soggetti, autori, allestimenti. E siccome le buone idee sono più rare dei cocomeri della Groenlandia, sempre più spesso si preferisce andare sul sicuro. Basta dare un’occhiata alle offerte in corso: il recente Chicago è già il secondo remake di un’opera degli anni Venti, il Pinocchio dei Pooh punta sulla storia italiana più fortunata di tutti i tempi, i Dieci Comandamenti di Golzi e la Madre Teresa di Paolicelli (guarda caso quello del fortunatissimo Forza venite gente) puntano con astuzia al mercato sempiterno, sottovalutato (e di bocca buona) del mondo cattolico. Inutile aggiungere che non è tutto oro quel che riluce. Se il rutilante plurioscarizzato Chicago nasconde sotto la pochezza di una storiella banalissima un congegno narrativo e spettacolare praticamente perfetto, le altre opere summenzionate denunciano limiti, pressappochismi e incongruenze non indifferenti. Con un solo obiettivo: far quadrare i conti e cavalcare la tigre. Supplendo coi fumi alla pochezza degli arrosti. Ma per intanto gli incassi reggono e piove manna sui deserti dello show-business. Ed anche se il fine non può giustificare certi mezzi, c’è di buono che il ritrovato dinamismo dei mercati dà se non altro un po’ d’ossigeno a tanti talentuosi professionisti sulle soglie della miseria e un’occasione preziosa per tanti giovani volenterosi e promettenti. Perché il musical – bello o brutto che sia -, in fondo è soprattutto una meravigliosa palestra dove chi ha i numeri può maturare ed emergere: col benedetto sudore che solo le assi di un palcoscenico possono dare. Mille volte più vero di quello che zampilla dagli orifizi catodici e dunque virtuali di qualunque Operazione Trionfo. CD Novità BEN HARPER DIMONDS ON THE INSIDE Virgin S’è arrampicato in cima alle classifiche di mezzo mondo con velocità impressionante. Con pieno merito, giacché il trentaquattrenne californiano ha cercato e trovato una sintesi di quarant’anni di black music: centrifugando il rock di Hendrix e il funky di James Brown, il soul di Otis Redding e il regge di Bob Marley, il blues di Robert Johnson e il pop di Prince. Riuscendo miracolosamente a restare sé stesso. Questo suo quinto album è un piccolo capolavoro: d’ispirazione e di furbizia. MASSIVE ATTACK 100TH WINDOW Virgin Il leader di questa band di Bristol, Robert 3D Del Naja, è d’origine partenopea: dev’essere per questo che il gruppo più trendy del post-pop contemporaneo sa umanizzare l’approccio tecnologico, scaldando sonorità e atmosfere altrimenti glaciali come una notte artica. Disco non facile, ma affascinante al punto da conquistare le classifiche senza neppure il supporto di un singolo radiofonico. GLI ANGELI SOPRA ROMA L’ottava edizione del Festival (fino al 14/4) quest’anno è dedicato alla musica dell’impegno civile e ad un omaggio a Roma città della pace. Si apre con Jackson Browne, uno dei simboli della musica d’autore americana, che proporrà The Naked Ride Home; prosegue il 12 aprile con il concerto della cantante israeliana Noa che presenterà il suo ultimo lavoro Now, e si conclude con la musica del grande pianista e compositore belga Wim Mertens che prevede alcune composizioni inedite dedicate alla città.

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