Musica per odiarsi un po’ di me-no

Se un’intera classe di bambini di otto anni si zittisce improvvisamente all’arrivo del loro insegnante, si capisce che qualcosa di importante sta succedendo. Uno scambio di saluti e il maestro di musica inizia con le scale e la gamme. Alza le braccia al cielo e incoraggia i piccoli con un bel yeah for you!, evviva voi! Molto dotato, il direttore musicale e compositore Francisco J. Nuñez ha energia, stile ed entusiasmo. L’aula inondata di sole nel Nord-Est di Manhattan è uno dei tanti luoghi per le prove usate dal Young People’s Chorus (Ypc) of New York City, il coro dei giovani della città di New York, fondato dal musicista quasi vent’anni fa. Era un semplice maestro di doposcuola per la Società di aiuto ai bambini quando con coraggio propose di aggiungere un programma di musica al normale curriculum. Senza T-shirts da regalare, né la promessa di tournée in tutto il mondo, riuscì a metter su un coro durante i programmi estivi. Purtroppo i fondi furono rapidamente dimezzati, e il suo progetto chiuse i battenti. Ma non il sogno di Francisco. Formò un suo gruppo, chiamandolo di nuovo Ypc, quello che ancor oggi ha la sua sede principale nella 92ma strada di Manhattan. Ne fanno parte 250 coristi di età tra gli 8 e i 18 anni, suddivisi in quattro corali. Ma da dove ha iniziato il quarantenne maestro Francisco J. Nuñez? Nato a New York da genitori della Repubblica Dominicana, alla morte del padre fu tirato su dalla madre, operaia in un difficile quartiere povero di New York, le Washington Heights. La donna, pianista autodidatta, lo spinse a suonare, cosicché dietro le inferriate del soggiorno le prove al piano non finivano mai. Il piccolo Francisco frequentava la scuola normale, ma studiava anche teoria musicale. Era molto dotato cosicché, dovendo spesso suonare durante i giorni di scuola, perse il posto che aveva nella scuola privata cattolica dove era iscritto. Andò allora alle scuole pubbliche nel sud di Manhattan, e lì conobbe una ragazza altrettanto dotata al piano. Ma la casa della giovane non aveva inferriate, abitava in un palazzo con portiere. Questo scambio interculturale, iniziato con scambio di bagel (le tipiche ciambelle ebree) e musica latino-americana, finì col portare Francisco non solo a prendere il metro verso il sud della città, ma a frequentare pure ambienti di alta classe. Su questa base, anche i suoi talenti trovarono il modo di sbocciare. A 14 anni – racconta – ho iniziato a lavorare come aiuto organista in una chiesa del mio quartiere. A 17 anni, l’organista capo, che era ebreo, andò in pensione e io presi il suo posto. Il contatto con ambienti diversi aveva allargato i suoi orizzonti, e così Francisco continuò a studiare musica alla New York University, e poi all’Università di Calgary in Canada. Seymour Bernstein fu mio maestro di pianoforte come pure il mio modello – precisa -. È stato lui a fare di me quel musicista che ora sono. Fu alla conclusione dei suoi studi che si fece sempre più impellente il sogno di un suo coro di giovani. Era convinto che, offrendo un programma non limitato alle alte sfere sociali, avrebbe ottenuto risultati musicali e umani molto positivi. Dopo il college – prosegue Francisco – ho messo insieme bambini provenienti da Harlem e da altri quartieri poveri di New York che avevano il desiderio di fare grandi cose ma senza averne l’opportunità. Li mescolavo ai bambini di zone più benestanti della città, perché ero certo che mettendo insieme bambini di colore, ispanici, bianchi, neri, ebrei, cristiani e musulmani, ricchi e poveri avrei aperto la strada a nuovi stili e a nuovi colori musi- cali, con nuove ispirazioni, forze e sfide. Infatti regolarmente ai bambini si presentava l’occasione, nell’attesa di uno spettacolo o viaggiando durante i nostri tour, di parlarsi, conoscersi, pettinarsi o aiutarsi a truccarsi scambievolmente, e così imparare a odiarsi un po’ di meno. Francisco aveva chiara l’idea di voler formare un coro con due scopi in testa: la ricchezza della diversità e l’eccellenza artistica. Le ha realizzate ambedue. Ha avuto tanti successi, e con il suo Ypc ha viaggiato il mondo intero dando spettacoli in Europa e in Asia. Hanno ricevuto molti premi e riconoscimenti, anche se si lanciano nei concorsi non per eccellere individualmente, ma per donare i loro talenti e le loro conoscenze artistiche con un repertorio di grande varietà, dal jazz al pop al classico, e spesso in diverse lingue. Malgrado i suoi componenti cambino costantemente per ragioni anagrafiche, Francisco è riuscito a mantenere lo stesso livello di eccellenza anno dopo anno. Un progetto un po’ singolare, indubbiamente, che Francisco sta portando avanti è pure la serie di concerti chiamati Transient Glory. Invita noti compositori di concerti a scrivere nuovi pezzi musicali per voci giovanili. Con la sua attiva partecipazione come redattore, cura la pubblicazione delle musiche con le editrici Boosey & Hawkes, e Schirmer, in modo che dopo gli spettacoli le nuove creazioni musicali vengano lanciate sul mercato. Nell’aprile 2006 uno di questi concerti è stato trasmesso dal vivo alla radio. In seguito il New York Times ha così commentato lo spettacolo: Impeccabili note, suoni luminosi e una energia tangibile. Le finestre con le inferriate dell’appartamentino delle Washington Heights non hanno certo ostacolato il futuro di Francisco J. Nuñez. È un uomo ricco di sogni, di talento straordinario, che vede la musica come un passo essenziale per lo sviluppo dei talenti e delle espressioni personali dei giovani coristi. Per lui il multiculturalismo e la diversità possono essere la base per produrre cori e musiche migliori. Abbiamo bambini e giovani attorno a noi che attendono una salvezza che può venir loro anche dalla musica. E il risultato è impagabile. Yeah for you, maestro Nuñez. Il mondo è il suo palco.

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