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Italia > Musica classica

Musica per la Repubblica

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

L’orchestra del Teatro dell’Opera nei giardini del Quirinale, al cospetto di Sergio Mattarella

Festa della Repubblica, al Quirinale il concerto in ricordo delle vittime del Covid (Foto Francesco Ammendola/Ufficio Stampa Quirinale/LaPresse)

C’era qualcosa di surreale, ieri sera, nei giardini del Quirinale a Roma. Qui l’orchestra del Teatro dell’Opera diretta da Daniele Gatti, nessun spettatore, il saluto di alto valore del Presidente, nessun applauso, nessun rumore. Silenzio, e, a dire il vero, qualcosa di profondamente spirituale. Non si tratta solo dei brani suonati da una quindicina di strumentisti (con le mascherine) di soli archi, ma di quel clima di ripensamento che dovrebbe guidare ognuno di noi in questi tempi, in particolare i politici.

La scaletta musicale ha alternato autori italiani a quelli stranieri. Fra gli italiani il Concerto grosso in re minore n. 11 per due violini violoncello e archi di Antonio Vivaldi. Una gioia sempre la musica del “Prete rosso”, anche in questo brano ombroso, con un senso di solitudine e di malinconia pur nella consueta vivacità, che ricorda una veduta del Guardi.

Poi l’elegia Crisantemi, scritta da Puccini nel 1890, in una sola notte, per la morte di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta. Un omaggio alla monarchia, certo, un lamento pucciniano inconsueto, meno patetico, più raccolto, reso con accoramento dall’orchestra.

Infine, è toccato ai musicisti stranieri. Se l’Aria “sulla quarta corda” di Bach è opera nota in infinite variazioni e sempre piacevole nella sua “gravitas”, il brano forse più suggestivo dell’intero concerto è stato Silouan’s song, composto nel 1991 da Arvo Part e dedicato al monaco ortodosso Silvano del Monte Athos.

Un pezzo di intensa bellezza, cantato dall’orchestra con un sentimento spirituale delicatissimo e diretto da Gatti in modo concentrato, intimo, aderente alla vita dell’anima. È musica alta questo flusso che è nessuna e tutte le melodie insieme, un innalzamento dell’essere al divino, curato dall’orchestra e dal direttore come un cesello.

Ottima scelta, commovente anche la direzione di Gatti che si conferma interprete raffinato.

 

 

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