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Óscar Romero: una vita per la giustizia

di Gaia Bonafiglia

- Fonte: Città Nuova

Il ricordo dell’arcivescovo di El Salvador che si schierò con i poveri e fu ucciso per le sue denunce contro la violenza

Oggi 24 marzo 2026 si ricorda la vita di Óscar Romero, arcivescovo di El Salvador, assassinato 46 anni fa da un sicario degli “squadroni della morte” – gruppi paramilitari di estrema destra agli ordini del governo – mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale.

Oscar Arnulfo Romero nasce il 15 agosto 1917 a Ciudad Barrios; nel 1937 viene mandato a Roma dove frequenta l’Università Gregoriana Pontificia, aderisce pienamente al Magistero della Chiesa e a 25 anni viene ordinato sacerdote.

Nel 1943 ritorna in El Salvador e fino al 1967 rimane nella diocesi di San Miguel come parroco e segretario del vescovo. Nel 1974 viene nominato vescovo di Santiago de Maria, dove la sua missione diventa sempre più concreta grazie al contatto con la gente. È qui che si rende conto della miseria in cui gran parte delle persone è costretta a vivere: povertà estrema e repressione militare.

La sua linea pastorale da quel momento è sempre più schierata dalla parte dei poveri e anche le sue amicizie si rafforzano in questa direzione, come quella con il gesuita Jon Sobrino, esponente della teologia della liberazione. Nel 1977 viene nominato arcivescovo di San Salvador; in questa occasione Romero mostra la sua coerenza con i suoi ideali rifiutando di vivere in un palazzo vescovile, scegliendo invece una stanzetta nella sagrestia della cappella dell’Ospedale della Divina Provvidenza, dove erano ricoverati i malati terminali di cancro. A San Salvador si viveva un clima di violenza e repressione: gli oppositori politici venivano perseguitati, torturati e uccisi.

Poco dopo il suo ingresso a San Salvador viene ucciso il suo amico gesuita Rutilio Grande a colpi di arma da fuoco. Da quell’evento Romero diventa sempre più attivo nella denuncia delle violenze e delle ingiustizie sociali, utilizzando le sue omelie domenicali per raccontare gli abusi, leggere i nomi delle vittime e chiedere giustizia. Scrive anche lettere a Roma per informare il Vaticano della situazione drammatica nel Paese e chiedere un intervento.

Proprio il 24 marzo 1980 viene assassinato mentre celebra la messa, perché le sue parole contro l’esercito e gli squadroni della morte lo avevano reso una figura scomoda per il potere politico e militare.

Vicino all’anniversario della sua morte, a San Salvador, si svolge ogni anno un pellegrinaggio per commemorarlo, per ricordare il suo impegno a favore dei diritti umani e della giustizia.

Riproduzione riservata ©

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