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A Milano una marcia per la democrazia e la pace

di Redazione

A Milano una manifestazione pacifica ha toccato luoghi simbolici in nome della democrazia e della libertà, commemorando le vittime dei crimini civili e di guerra in Iran e in Russia

Il Ponte Atlantico di Milano, forum per la difesa della democrazia in Europa, ha organizzato una manifestazione per la democrazia e la libertà domenica scorsa 29 gennaio a Milano

La marcia ha unito cittadini di diverse religioni (cristiani, ebrei e musulmani) e nazionalità (italiani, iraniani e ucraini) oltre a membri delle minoranze sessuali Lgbt per chiedere la pace a Kiev e l’affermazione della democrazia da Mosca a Teheran.

La manifestazione pacifica è partita alle 15.00 dal Giardino dei Giusti per arrivare al consolato iraniano e a quello russo, luoghi simbolici scelti per denunciare le sempre crescenti omofobia e ostilità alla pace civile dei due Paesi.

Tre quindi le tappe simboliche raggiunte dal corteo:

Il Giardino dei Giusti, con la commemorazione delle figure di dissidenti ucraini, russi e iraniani tra i quali Vasilij Semënovič Grossman (scrittore ebreo ucraino, dissidente contro il regime sovietico), Andrej Dmitrievič Sacharov (scienziato ebreo russo, dissidente del regime sovietico e Nobel Per la Pace) e Salehi Agha-Soltan (studentessa iraniana uccisa nel 2009 dal regime degli ayatollah perché manifestava senza velo contro i brogli elettorali)

Il consolato iraniano, dove sono intervenuti un rappresentante della dissidenza iraniana e un membro della segreteria nazionale dell’Arcigay; è stata poi depositata la foto di Masha Amini, la ragazza curda di soli 22 anni arrestata e uccisa dalla polizia perché non indossava correttamente il velo, come simbolo di tutti i giovani uccisi dal regime iraniano, con un minuto di raccoglimento per quanti ancora oggi sono in prima linea per ottenere la libertà e la democrazia a Teheran;

Il consolato russo, dove si è conclusa la marcia: qui pure sono state depositate le foto di bambini ucraini per ricordare tutti quelli rapiti da Putin e tuttora in Russia; infine sono intervenuti i rappresentanti della comunità ucraina per portare testimonianza dei crimini di guerra in atto in Ucraina. (Foto Lapresse)

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