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Italia libera dalle mafie

di Franco Paoletta

Al grido unico di “Foggia Libera Foggia”, migliaia di cittadini, tra i quali tanti giovani, hanno camminato insieme il 10 gennaio, dandosi appuntamento a quel palo di via Candelaro, fiorito all’improvviso grazie alla mano pietosa di qualcuno che vi ha lasciato un mazzo di fiori: il luogo esatto dell’ultimo assassinio, il 2 gennaio, il primo dell’anno in Italia, ennesimo primato negativo della Capitanata.

Vociante, gioioso, colorato, il corteo ha poi attraversato Borgo Croci, via Arpi, per tuffarsi infine tra le parole di don Ciotti nel cuore di Foggia, l’isola pedonale.

Dietro il fondatore di Libera incombe la grande ruota panoramica che, girando indifferente, sembra amplifichi le parole del vescovo di Foggia Vincenzo Pelvi «Si finisce con il vivere immersi in un mondo artificiale fatto di divertimento, violenza, banalità…».

Eppure 20 mila foggiani si sono esposti su queste vie (minuziosa è stata l’attenzione e la continua bonifica delle forze dell’ordine), proprio quelle lasciate colpevolmente al degrado, dove uomini corpulenti dietro orrende cancellate, evidentemente a loro agio, ridacchiavano al passaggio di bandiere e slogan, forzatamente attori di una vita che non hanno scelto da cui è difficile affrancarsi, soprattutto se nessuno ti dà una mano. Attori non protagonisti, inconsapevoli e sacrificabili in ogni momento.

“Chi è ‘o bbuono e chi ‘o malamente”, cantano gli Almamegretta, “io sono cresciuto senza manco un’opportunità, in questo mondo c’è chi ruba legalmente sfruttando ogni giorno la miseria dell’altra gente e allora perché per tutta questa gente loro so’ bbuone e ie so’ malamente?”

Non a caso don Ciotti ha citato la nostra Costituzione, i lapidari articoli che parlano del lavoro e della dignità, quello che salverebbe certamente questi attori per caso, pericolosi per gli altri e per se stessi: “Fondamentale è il diritto alla sicurezza, ma lo è anche la sicurezza del diritto”.

Forse è questa la chiave: garantire i diritti fondamentali a tutti. Una casa, un lavoro, una bella città, un parco giochi, servizi efficienti affinché si possa diventare solo attori consapevoli di sé stessi.

Il fondatore di Libera ha terminato il suo intervento citando le parole di don Tonino Bello: «Sono convinto che il senso della vita, amicizia, giustizia non si trovano in fondo ai nostri argomenti, ma sempre in fondo al nostro impegno».

Impegno, è ormai chiaro, che deve essere di tutti, cittadini e istituzioni, così da poter costruire finalmente insieme un’Italia davvero libera, un’Italia “demafializzata”.

Foto di Franco Paoletta e Libera

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