La Francia brucia davanti agli occhi di una direzione politica che fatica a credere fino in fondo all’iniziativa giovanile dietro alle violente manifestazioni che hanno lasciato uno scenario devastante nelle strade di città come Nantes, Parigi, Marsiglia, Lione, Lille e Bordeaux, e accusa la sinistra, in particolare il leader di La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, di incitare le proteste.
Le mobilitazioni erano iniziate la settimana scorsa, quando gli studenti si sono uniti alle proteste nazionali contro lo “sforzo di risanamento” annunciato dal governo relativo a 58mila milioni di euro del bilancio 2027. La loro rivendicazione include un aumento del numero di docenti, migliori condizioni nelle aule, una riduzione del numero di alunni per classe e più investimenti nell’educazione. La manifestazione, nata dalle scuole, si è estesa poi ai centri universitari.
Man mano il malcontento è cresciuto e con esso gli atti vandalici: autobus e camion bruciati, scuole in fiamme, scontri con la polizia… Secondo le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Edouard Geffray, 40 dirigenti scolastici sono stati feriti, e a loro si aggiungono centinaia di persone fra studenti, personale accademico e agenti delle forze dell’ordine.
Secondo il ministero dell’Interno sono circa 2000 gli arrestati e oltre 1000 i centri educativi colpiti dagli incidenti. I trasporti pubblici sono stati sospesi e il governo ha annullato gli spostamenti dei ministri fino a lunedì.
