Riarmo o pace? Quale voce dobbiamo ascoltare, noi cittadini europei? Quella dei ministri della Difesa dei Paesi dell’Unione europea o la voce di Leone XIV? Oggi, mentre a Bruxelles, in Belgio, si riuniva il Consiglio europeo dei ministri della Difesa, invocando nuovi investimenti nelle armi, a Metz, in Francia, il papa diceva no al riarmo e no all’uso del nome di Dio per giustificare le violenze.
«L’Europa – ha affermato Kaja Kallas, alta rappresentante per gli affari esteri, al termine del Consiglio degli Affari Esteri (Difesa) dell’UE – deve riarmarsi più rapidamente e più efficacemente per raggiungere il nostro obiettivo del 2030. L’Europa ha bisogno di un cambiamento decisivo nella portata e nel ritmo degli investimenti in materia di difesa, dello sviluppo delle capacità, dell’innovazione e della capacità industriale». Il motivo? Perché la «Russia non è affatto interessata alla pace» e l’UE deve difendersi dai suoi attacchi ibridi.
A meno di 300 Km da Bruxelles, nella città francese di Metz, papa Leone parlava invece di dialogo e pace. Nel corso del suo viaggio in Francia, dopo la tappa a Lourdes, Leone XIV si è recato nella città natale di uno dei padri dell’Unione europea, il venerabile servo di Dio Robert Schuman. Insieme a Alcide De Gasperi e a Konrad Adenauer e a molti altri uomini e donne, avevano sognato un’Europa che rinascesse dalla guerra per favorire un futuro di pace, dialogo e prosperità.
Nel corso dell’incontro interreligioso nel Centro Congressi “Robert Schuman”, il papa ha dichiarato: «Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità. Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace. Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro».
«Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni».
Nel corso dell’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, il papa ha poi ribadito il no al riarmo. «Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. “Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui” (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026). Favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire».
Purtroppo, ha spiegato il papa, «oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova «inutile strage», che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili». Non si ricordano gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi e, innanzitutto, il suo profondo desiderio di pace. «È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace».
L’Europa secondo Schuman, ricorda il papa, si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda (i patti vanno rispettati, ndr). Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi».
Il papa ha ricordato anche il valore dell’accoglienza. La sua formazione cristiana aveva trasmesso a Schuman «il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o classe sociale, e la dignità del lavoro».
Oggi l’Europa si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria. «Come ho detto durante la mia recente visita alle isole Canarie, in Spagna: “La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra” (Incontro con le realtà di accoglienza dei migranti). Tutto questo non sarebbe però ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. Bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro. L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato».
Quale voce di queste appena lette oggi è più vicina al sentire dei cittadini europei? Ognuno potrà scegliere e provare ad incidere sull’azione dei propri governanti. Se ci sarà la pace o la guerra, forse, potrà dipendere anche da noi.
