Già aveva espresso intenzioni in questo senso durante il suo primo mandato, ed è stato uno dei suoi primi ordini esecutivi del suo secondo: il presidente Usa Donald Trump ha portato a termine la procedura per far uscire il suo Paese dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, avviata a gennaio 2025 e divenuta effettiva il 22 gennaio 2026. La decisione era stata motivata con i costi a suo dire eccessivi dell’appartenenza all’Oms, giudicata inefficiente.
Quali le conseguenze pratiche? Innanzitutto economiche: gli Usa contribuivano al budget Oms per 4-500 milioni di dollari l’anno, ossia circa il 15% del totale. Ciò si tradurrà inevitabilmente in tagli significativi al personale e ai vari programmi, tra cui quelli per la preparazione e risposta ad epidemie e pandemie.
L’impatto diventa quindi strettamente sanitario: un mondo in cui gli Usa non saranno più integrati nelle decisioni di politica sanitaria mondiale né contribuiranno più alla loro messa in atto sarà più fragile sotto questo profilo.
Da ultimo, conseguenze politiche: altri Paesi, come ad esempio la Cina, saranno certamente pronti a pesare di più sulle decisioni dell’Oms, ora che non ci sono più gli Usa a fare da contraltare.
Nelle immagini, il presidente dell’Oms, Tedros Ghebreyesus; il presidente Trump; e la sede e logo dell’Oms.