La crisi abitativa in Spagna continua a mettere alle strette la popolazione, che vede sempre più lontana la possibilità di acquistare una casa o di trovare un affitto a prezzi corrispondenti agli stipendi. Il problema colpisce specialmente i giovani, che si vedono costretti a rimandare la propria indipendenza. Infatti, secondo i dati Eurostat, l’età media di abbandono della residenza familiare in Spagna sono i 30,2 anni, 4 anni più tardi della media europea.
Dopo il tentativo di sfratto della 87enne Maricarmen Abascal, migliaia di persone si sono accampate nella Puerta del Sol, piazza centrale della capitale, per far pressione sul governo, richiedendo prezzi accessibili, maggior disponibilità di case popolari, meno appartamenti adibiti a fini turistici, maggiori garanzie per gli inquilini e rinnovi automatici dei contratti di affitto.
Dopo la bocciatura da parte del Congresso dei decreti presentati dal premier Pedro Sánchez, comunque ritenuti insufficienti dai manifestanti, le proteste si sono estese ad altre città come Valencia, Siviglia, Saragozza, Barcellona e Oviedo. Lunedì 5 ottobre Sánchez ha convocato elezioni anticipate, lasciando gli accampati con il dubbio su chi potrà ora dare risposta alle loro rivendicazioni. Anche oggi, gli spagnoli si sono svegliati sotto le tende, nonostante la pioggia, per continuare con una mobilitazione di durata indefinita che ha già acquisito carattere nazionale.
