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Chiara Lubich, “che tutti siano uno”

di Redazione

A 15 anni dalla sua scomparsa ricordiamo il carisma e l’instancabile impegno di un’esistenza consegnata all’ideale di unità e fratellanza universale attraverso il dialogo e l’Amore di Dio

Si celebra oggi il quindicesimo anniversario della scomparsa di Chiara Lubich (all’anagrafe Silvia Lubich), l’insegnante e mistica italiana fondatrice del Movimento dei Focolari, volto a predicare e portare avanti l’obiettivo dell’unità tra i popoli e della fraternità universale.

La scintilla del suo impegno si accende nel buio della Seconda Guerra Mondiale, quando durante il dramma del conflitto e la violenza delle persecuzioni affiora in lei una prospettiva nuova e decisiva: la riscoperta di Dio come Amore. «Da quel momento scorgo Dio presente dappertutto col suo amore. Mi spiega che tutto è amore: ciò che sono e ciò che mi succede: che sono figlia Sua e Lui mi è Padre, che il suo amore avvolge i cristiani, la Chiesa, il mondo, l’universo. La novità è balenata dinanzi alla mia mente: so chi è Dio: Dio è Amore. Tutto cambia», scrive nel 1942.

«In un rifugio antiaereo apriamo a caso il Vangelo alla pagina del Testamento di Gesù: “Che tutti siano uno, Padre, come io e te” (Gv 17,21). Quelle parole sembrano illuminarsi a una a una. Quel “tutti” sarebbe stato il nostro orizzonte. Quel progetto di unità la ragione della nostra vita», dove quel “che tutti siano uno” per lei significava l’unità di tutta l’umanità, «una fraternità universale in un solo Padre, Dio» prospettata già in un appunto del ’46.

Dedicò quindi la propria esistenza a costruire ponti di pace e unità tra le persone di ogni generazione, estrazione, nazionalità e credo divenendo una figura rappresentativa del dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale: la diffusione del Movimento nei diversi contesti culturali e religiosi apre infatti la via a un dialogo fraterno tra singole persone, leader, movimenti all’interno della Chiesa cattolica, con cristiani di diverse Chiese, con seguaci di altre religioni e anche con persone senza un riferimento religioso. Chiara ne sarà riconosciuta apripista e lo porterà avanti intervenendo in seminari e aule universitarie per arrivare a configurare così «il dialogo della vita», un dialogo non esclusivo dei vertici, degli specialisti, ma «un dialogo di popolo».

Il suo carisma sarà riconosciuto dall’Unesco con il conferimento del premio per l’Educazione alla pace nel 1996 e dal Consiglio d’Europa con il premio Diritti umani nel 1998, nonché da numerosi riconoscimenti a livello culturale e sociale. Ed è vivo ancora oggi, quando il mondo ha un innegabile bisogno di unità e di fratellanza di fronte alle guerre che lo opprimono.

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