«È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri». Così i genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, hanno commentato a caldo tramite la loro legale Alessandra Ballerini la sentenza sul caso del sequestro e omicidio del ricercatore friulano, arrivata la sera del 28 settembre.
I giudici del processo di primo grado hanno riconosciuto l’accusa di sequestro di persona nei confronti di tre 007 egiziani – il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, l’uomo che materialmente avrebbe ucciso Giulio e per il quale era stato chiesto l’ergastolo, e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed – con condanna a 10 anni di reclusione, mentre è stato assolto il generale Tariq Sabir. Non è invece stata riconosciuta l’accusa di omicidio per insufficienza di elementi.
Nonostante la caduta di quest’ultima accusa, la famiglia Regeni ha comunque definito la sentenza come un punto fermo dopo dieci anni di silenzi e depistaggi da parte dell’Egitto; Paese con cui invitano a rompere le relazioni. Linea sostenuta anche da diversi esponenti delle opposizioni, in particolare Nicola Fratoianni di Avs: a cui ha risposto il ministro Tajani. «La sentenza è di primo grado: c’è stata una condanna, non è stato condannato l’Egitto, ma tre persone – ha affermato -. Vedremo in secondo e terzo grado, però c’è stato un omicidio, quindi una cosa non accettabile. Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione».
Nelle immagini, alcuni momenti del processo e le immagini dei tre condannati.
