Donne

Donne migranti: curare le cicatrici del Mediterraneo attraverso l’acqua

Nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, celebrata il 25 novembre, presentiamo il lavoro di "Sport Senza Frontiere" con le mamme migranti e i loro figli per il recupero dai traumi dopo la traversata in mare

Geralda è un’educatrice di Sport Senza Frontiere che segue sul campo il progetto Amica Acqua, iniziato ormai sei anni fa. A lei abbiamo chiesto di raccontarci una storia che l’abbia particolarmente segnata durante i suoi anni di lavoro con le mamme migranti e i loro piccoli.

Come tuffarsi in acqua o invitare i propri figli a nuotare senza paure, quando il primo contatto con essa ha acquisito il significato di battersi tra la vita e la morte? Questa è la sfida per tante donne arrivate in Italia dopo aver attraversato il mar Mediterraneo con i loro bambini. Il progetto Amica Acqua è stato specialmente ideato dalla onlus Sport Senza Frontiere per facilitare alle mamme un processo di riabilitazione e di risanamento delle ferite aperte durante il viaggio.

Dai carceri in Libia, allo sfruttamento dalle mafie o agli abusi subiti da altri uomini lungo “il viaggio della speranza”, per non parlare delle ore passate su un gommone tra onde di vari metri, in condizioni metereologiche e fisiche estreme, i corpi di queste donne hanno assorbito la violenza e hanno sviluppato dolorosi traumi.

Due bimbi del progetto Amica Acqua nella piscina Fulvio Bernardini di Roma. Foto: Valeria Scrilatti/Contrasto

Non di rado, le donne hanno confessato di essersi allontanate dai loro corpi per non soffrire, di non esserci più dentro. Grazie a progetti come Amica Acqua, possono riprendere il contatto con sé stesse e avere un rapporto positivo e amabile con ciò che sono.

Abbiamo intervistato la dottoressa Alessia Mantovani, psicologa e coordinatrice nazionale dei progetti di Sport Senza Frontiere, che ci ha raccontato come si svolge quel passaggio da acqua-nemica ad Amica-acqua per le donne richiedenti asilo.

Con questo progetto, Sport Senza Frontiere ci dimostra come guarire dalle ferite sia possibile, in comunità, crescendo nella fiducia dell’uno sull’altro. Storie di umanità, addolorata e piena di speranza, che richiamano a far emergere la solidarietà e l’inclusione là dove la divisione e la paura dello Sconosciuto non hanno ragione di essere.

Le mamme e i bambini del progetto Amica Acqua nella piscina Fulvio Bernardini di Roma. Foto: Valeria Scrilatti/Contrasto

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