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11 aprile, giornata mondiale del Parkinson

di Redazione

Il Parkinson è una malattia degenerativa che colpisce 6 milioni di persone, di cui 300mila in Italia. Le varie terapie per ridurne i sintomi

Dalla Mole Antonelliana di Torino all’Empire State Building, dalla Royal Australian Mint al Science World di Vancouver, i monumenti simbolo di varie città di tutto il mondo si tigneranno di blu oggi, giovedì 11 aprile, con motivo della Giornata Mondiale della Malattia di Parkinson.

Il Parkinson è una malattia degenerativa cronica che colpisce il sistema nervoso centrale, in particolare le cellule dopaminergiche, responsabili del controllo del movimento. Dopo l’Alzheimer, il Parkinson è la patologia neurodegenerativa più diffusa: colpisce 6 milioni di persone nel mondo, mentre in Italia si stimano oltre 300 mila pazienti.

La malattia si sviluppa come conseguenza della morte progressiva di alcune cellule del cervello che producono dopamina, un neurotrasmettitore che controlla i movimenti automatici del corpo. Gli effetti sono rigidità muscolare, tremori, lentezza dei movimenti automatici e perdita dell’equilibrio.

Per trattare questa patologia ci sono diversi tipi di terapia. Tra gli interventi non farmacologici ci sono la logopedia, la musicoterapia, la terapia psicologica e la riabilitazione motoria e cognitiva. Anche l’attività fisica come il Tai Chi, la danza, il ping pong, la vela o il sollevamento pesi contribuiscono a rallentare i sintomi del Parkinson.

Poi c’è l’approccio neurochirurgico: si tratta di un intervento chirurgico molto complesso che prevede l’impianto di elettrodi e di un generatore di impulsi elettrici sottocute. Grazie a degli stimolatori adattativi si ottiene una modulazione della corrente in base al segnale cerebrale registrato. La stimolazione viene quindi erogata in base alle fluttuazioni di questi segnali che rispecchiano i sintomi del paziente e le sue attività quotidiane.

Di recente, l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla prima terapia a base di foslevodopa e foscarbidopa in infusione sottocutanea continua per 24 ore, che promette di prolungare il periodo in cui i sintomi sono ben controllati.

(Foto Ansa)

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