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10 anni dalla strage di Lampedusa, silenzio e rispetto dei vivi

a cura di Giustino Di Domenico

Rispettare i diritti e la dignità dei vivi nella giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

 

A 10 anni dal tragico naufragio di Lampedusa in cui persero la vita 368 persone, afferma Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate christiana di Assisi, non si riescono a trovare le parole. «Ma non le avevamo nemmeno 10 anni fa. Il mattino dopo, per la prima volta, un papa di nome Francesco visitava la tomba del suo santo. Del nostro santo. Del santo di quei morti. Solo tre mesi prima aveva scelto di andare a Lampedusa come prima uscita oltre le mura. Ma anche oggi forse è meglio il silenzio.

Non è assenza di denuncia e di indignazione ma rispetto e riflessione. Oggi come allora un silenzio per non rischiare di far male con un dire inutile che galleggia appena mentre affondano la pietà, la solidarietà, l’umanità. Meglio il silenzio figlio del pudore».

Per il centro Astalli, servizio per i rifugiati dei gesuiti, «in questa giornata facciamo memoria di uomini, donne e bambini costretti alla fuga da guerre, persecuzioni e crisi umanitarie, da carestie, cause ambientali e ingiustizie sociali. Facciamo memoria di chi non ce l’ha fatta a compiere il proprio viaggio che si è interrotto tragicamente, in assenza di vie legali.

Ricordiamo anche chi si impegna ogni giorno a metterli in salvo, chi li accoglie e chi li aiuta in un’azione di solidarietà che mai va criminalizzata.

Molte delle politiche messe in atto da quel tragico 3 ottobre ad oggi vanno in una direzione estremamente preoccupante e non di rado in aperta violazione dei diritti umani e delle principali convenzioni in materia di asilo. Ricordare le vittime vuole dire prima di tutto rispettare la dignità e i diritti dei vivi».

 

 

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