Moschee e diritti umani

Cresce l'avversione emotiva ai luoghi di culto islamici. Ma le soluzioni esistono, come prova il caso di Firenze.
Musulmani
Da tempo l’argomento moschee tiene banco in Italia. Ne parlano le testate dei grandi quotidiani, ma anche quelli di provincia, ed i vari Tg, soprattutto quelli regionali. Il problema è fortemente sentito proprio a livello locale.

La presenza di musulmani in Italia è in effetti ormai consistente. Accanto ai negozi che vendano prodotti tipici e ai ristoranti kebab, i luoghi di culto sono una esigenza e una necessità. Nelle grandi città, non mancano punti dove i seguaci del Corano possano ritrovarsi a pregare. Sono quasi sempre – come la Grande moschea di Roma – “centri culturali islamici”: se ne trovano anche in paesini. Spesso si tratta di garage o capannoni, non di rado siti abbandonati, tutt’altro che dignitosi.

 

«Noi possiamo pregare ovunque, ma è assurdo che in una città come Milano non ci sia un simbolo sotto cui poterci radunare», ha affermato recentemente il presidente del centro culturale islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Proprio nella metropoli lombarda, il card. Tettamanzi è sentito come esempio di vicinanza concreta e fattiva, come ricordava durante la preghiera alla fine del Ramadan un cartellone affisso dai musulmani: «Grazie al cardinale di Milano».

Lo stesso vescovo di Frosinone, Ambrogio Spreafico, ha appoggiato l’apertura della Chiesa milanese: «Perché non ci può essere una moschea? Non vedo in questo un affronto alle radici cristiane o alla nostra fede.» Il problema dovrebbe essere affrontato con «volontà di dialogo per costruire il bene comune».

In questo contesto s’inserisce la proposta della chiesa fiorentina. A fronte dell’idea presentata a fine agosto per un progetto di grande moschea in armonia con l’inconfondibile panorama architettonico di Firenze, si sta parlando di piccole moschee, che sorgano accanto alla gente: un’idea che non dispiace all’imam di Firenze, Elzir Izzedin, presidente dell’Ucoii.

 

Come italiani e cristiani non sarebbe male ricordarci che i musulmani hanno diritto alla loro aula di preghiera come prevede la nostra stessa Carta costituzionale, ritenuta tra le migliori e più avanzate al mondo, addirittura precedente di un anno la Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Non possiamo scegliere di far dei passi indietro. La creatività italiana poi fa il resto: è incoraggiante che in varie città – Verona, Padova, Trieste, Ravenna – si siano trovate formule di integrazione, spesso molto diverse, che possono costituire modelli sostenibili per altre parti del nostro territorio.

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