Morire per disperazione

Perché suicidi, alcol e droga si diffondono tra i maschi bianchi americani senza laurea?

Negli ultimi decenni, in molti Paesi del mondo salute degli anziani e aspettativa di vita sono andate migliorando. Non ovunque però. Negli Usa tanti maschi bianchi hanno cominciato a morire per suicidio, droga o alcol. Il fenomeno è in crescita da quasi 30 anni! La cosa strana è che a morire sono soprattutto i maschi bianchi di mezza età e poco istruiti. Muoiono di meno le donne bianche senza istruzione, per niente i laureati (uomini e donne, bianchi e neri). Come si spiega questa differenza?
Angus Deaton, Nobel per l’economia 2015, e Anne Case, docente di economia a Princeton, hanno deciso di vederci chiaro (Morti per disperazione e il futuro del capitalismo, il Mulino, 2021). Le loro conclusioni aiutano a comprendere alcune fragilità delle nostre società.

Innovazione e globalizzazione
Negli ultimi 30 anni l’automazione e la concorrenza mondiale dovuta alla globalizzazione hanno bloccato o diminuito i salari reali dei lavoratori bianchi meno qualificati. L’innovazione infatti crea nuovi posti di lavoro ben pagati, che conferiscono dignità e significato, ma non per i lavoratori poco qualificati, che vengono sostituiti dai robot e «gettati in un mercato del lavoro ostile, spesso senza un’inadeguata rete di sicurezza». Si riduce il potere contrattuale di questi lavoratori, che si ritirano dal mercato o accettano posti di lavoro peggiori (salari più bassi). Le imprese esternalizzano i servizi, col risultato che buoni posti di lavoro si trasformano in precari, salari e benefici vengono tagliati, sparisce la possibilità di carriera e ogni autonomia del lavoratore. Precarietà significa non sentire più di far parte di un’azienda di cui essere orgogliosi. I consumatori beneficiano di prodotti e servizi migliori ed economici, ma a spese dei lavoratori. Una causa delle morti per disperazione è la perdita di senso e di reputazione derivante dalla distruzione del lavoro.

Ricchezza e potere
Deaton e Case non hanno peli sulla lingua: «La concentrazione del potere contrattuale in poche grandi aziende, protette dai politici, accumula grandi fortune per pochi, a spese dei lavoratori le cui vite vanno deteriorandosi». In pratica potere e ricchezza si sono ridistribuiti dal lavoro al capitale, dagli operai ai manager e agli azionisti, dalla gente comune all’élite. Il sistema fiscale e previdenziale dovrebbe aiutare, ma la legge è schierata a favore dei forti, «perché il potere politico si è allontanato dai lavoratori». A questo si aggiunge un sistema sanitario iniquo verso i più poveri.

Vita sociale e malattia
La perdita di buoni posti di lavoro e il calo dei salari reali peggiorano il tenore di vita dei lavoratori, disgregandone la vita sociale, devastando le comunità e distruggendo uno stile di vita. Quelli che non ce la fanno «finiscono col credere di avere in sé qualcosa di sbagliato oppure che il sistema è truccato a favore delle aziende, o entrambe le cose». Il fatto è che per la maggior parte delle persone un buon lavoro significa autostima, reputazione, ruolo sociale, insomma una vita degna. Mentre il «dolore sociale» generato da rifiuto ed esclusione diventa dolore fisico, malattia. E «la malattia è una componente della disperazione».

Matrimonio
Senza un buon posto di lavoro e con salari bassi, molti uomini diventano meno sposabili e uno dei pilastri della vita stabile diventa irraggiungibile. Le statistiche confermano che «le persone sposate vivono più a lungo, sono più sane e soddisfatte della propria vita, specialmente gli uomini». Ma mentre i giovani istruiti aspettano di terminare gli studi universitari e avviare una carriera prima di sposarsi e fare figli (oltre il 75% lo fa entro i 35 anni), le persone prive di laurea fanno figli presto, con donne diverse, fuori dal matrimonio. Quando poi raggiungono la mezza età, si rendono conto che hanno fatto una carriera inferiore a quella dei loro genitori, non hanno una famiglia stabile con la quale condividere vita e ricordi, coi figli hanno rapporti pessimi. Relazioni fragili e famiglie spezzate sono le cause della disperazione tra i maschi bianchi. Molte donne senza istruzione, invece, avvertono di meno il problema se hanno un figlio, che per loro rappresenta «una benedizione, un’affermazione del valore della vita, una redenzione e una speranza per il futuro».

Comunità
I posti di lavoro perduti spesso sono concentrati in certi luoghi, dove le comunità vengono colpite da disoccupazione, diminuzione dei matrimoni, mortalità, disgregazione dei rapporti, malattie. I maschi bianchi senza istruzione partecipano sempre meno ad attività sociali come cene in famiglia, serate con gli amici, elezioni politiche, progetti con chiese, sindacati e associazioni. Deaton e Case sottolineano che «se un gruppo viene trattato male per un tempo sufficientemente lungo, finirà per subire un crollo sociale di qualche tipo». Tutte le morti denunciano «una grande infelicità delle persone, sia momentanea che prolungata».

Religione
Le cose che contano per gli individui sono benessere materiale, salute, famiglia, comunità e religione. «Gli amici migliorano la vita e i compagni di fede la migliorano più di qualsiasi altra categoria di amici». Ma negli Stati Uniti le persone poco istruite sono quelle che frequentano di meno le chiese, incapaci a volte di assicurare significato e conforto in un mondo in cambiamento. In pratica, le morti per disperazione di tanti maschi bianchi privi di laurea, dipendono dalla «distruzione di un modo di vivere: famiglia, educazione dei figli, sostegno e senso di comunità che la religione può offrire, partecipazione politica».

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Un uomo muore quando non significa più niente per nessuno.

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