Morgan, poeta maledetto

Dopo le polemiche e la querelle scoppiata con Amadeus per l'esclusione dalla gara sanremese, attendiamo che la figura mediatica del personaggio costruita dall'artista lasci di nuovo il posto al talentuoso musicista
Photo LaPresse/Ermes Beltrami

Verso la metà degli anni ’90, improvvisamente fece capolino un gruppo che avrebbe sconvolto per sempre i canoni della musica alternativa italiana. La nostra cultura underground vantava già grandi nomi (Afterhours e Marlene Kuntz sopra tutti) ma le influenze erano rimaste le stesse, legate soprattutto al punk, al noise o al grunge. Sugli scaffali dei negozi arrivò Acidi e Basi, il disco d’esordio di un gruppo chiamato Bluvertigo; un sound che sapeva di new wave anglosassone (non a caso uno dei brani contenuti nel disco è una cover dei Depeche Mode), un look tra il gotico e il cyborg, ma soprattutto dei testi ricchi di una affascinante poetica decadente ma fortemente consapevole.

La composizione dei brani era affidata quasi esclusivamente al leader del gruppo Marco Castoldi, in arte Morgan, un personaggio singolare tanto quanto magnetico. Si riconobbe subito una grande maturità nella scrittura delle canzoni nonostante la giovane età (all’epoca aveva 23 anni), motivo per cui ci fu molta curiosità intorno al leader della band; band che intanto, arrivata al secondo album Metallo Non Metallo, aveva ormai convinto sia la critica che il pubblico. I Bluvertigo vendono centinaia di migliaia di dischi negli anni diventando un simbolo per il rock nostrano e un mito per molti giovani di allora.

Dicembre 2020. Infuria la polemica tra Morgan e Amadeus riguardo l’esclusione del cantautore milanese dalla prossima edizione del Festival di Sanremo, volano insulti pesanti ed è solo l’ultimo dei tanti episodi spiacevoli a cui Morgan ha preso parte negli anni.

Dal 2001, anno in cui i Bluvertigo si “sciolsero temporaneamente” per seguire ognuno la propria carriera solista, Morgan ha cambiato pelle varie volte.

Dopo la pubblicazione del suo primo album solista Canzoni dell’Appartamento (2003), che ricevette anche la targa Tenco come miglior opera prima, la vita privata del cantante iniziò a far parlare più della sua vena artistica e raramente per dei buoni motivi. Si dichiarò pubblicamente a favore dell’uso di crack (motivo per cui fu estromesso da Sanremo 2010), negò gli alimenti per la figlia alla moglie Asia Argento per 7 anni e, più recentemente, ha fatto parlare di sé per essersi fatto pignorare la casa (pretendendo di riaverla “in nome dell’arte”) e per l’ormai virale episodio accaduto con Bugo al Festival del 2020.

Ragazzo cresciuto a pane e musica, Marco Castoldi venne indirizzato dai genitori al conservatorio in giovane età e fu in quel momento della sua vita che iniziò a padroneggiare più strumenti, prediligendo il pianoforte (essendo mancino, aveva meno complicazioni nel suonarlo) ma con l’obiettivo di riuscire a mettere le mani su un vero sintetizzatore. La morte del padre per suicidio alla fine degli anni ’80, lo convinsero a lasciare il conservatorio per gettarsi a braccia aperte nella musica live.

Il corpo di un ragazzo prossimo a spezzarsi ma l’anima di un uomo dall’innato talento.

Viene da chiedersi cosa sia successo al Morgan che noi ventenni di allora amavamo. Tralasciando l’aspetto delicato della sua vita privata che, con molta probabilità, ha inciso fortemente sul suo carattere, un dato fondamentale è che, a un certo punto della sua carriera, Morgan ha dismesso i panni dell’artista per indossare quelli del personaggio televisivo. Nonostante vanti il record mondiale di talent vinti con i propri emergenti, l’avventura di X-Factor lo ha reso famoso al grande pubblico, quello a cui forse aspirava. Ma si sa, il grande pubblico può anche essere molto ingiusto; nonostante il cantautore avesse già dato più volte prova della sua estrosità, i fan degli albori cominciarono a disconoscerlo mentre il nuovo pubblico si interessava soprattutto dei gossip. Devono essere stati quelli gli anni in cui Morgan perse il contatto con sé stesso mentre cercava quello con gli altri. Le composizioni, le poesie, gli abiti barocchi, i discorsi su Bach, le reinterpretazioni di de Andrè: tutto questo e molto altro è Marco Castoldi, un artista rivoluzionario frenato dalla debolezza dell’essere mortale, fallace, difettoso.

Aspettiamo fiduciosi che a parlare per lui torni la musica, quella con cui ci ha conquistati.

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