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Cultura > Televisione

Morbo K., la Giornata della memoria su Rai1

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Alcuni medici del Fatebenefratelli inventarono una patologia per salvare molti ebrei di Roma dalla deportazione. Una storia trasformata in fiction da Rai Fiction, con Fabula Pictures e Rai Com, per la regia di Francesco Patierno

Morbo K, lo chiamarono. Non fu una malattia, ma un sistema disperato, geniale e rischioso per salvare gli ebrei capitolini dalla deportazione. Misero in piedi questa simulazione alcuni medici dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma: il professor Giovanni Borromeo, il professor Adriano Ossicini, il dottor Vittorio Emanuele Sacerdoti.

Sull’isola Tiberina, nel cuore della città, proprio di fronte al ghetto ebraico di Roma e alla sua Sinagoga, inventarono questa misteriosa patologia tanto contagiosa quanto inesistente, riuscendo così a evitare, ai finti malati – tutti ebrei ricoverati in un reparto specializzato dell’ospedale – la tragedia dei campi di concentramento.

Alla storia vera di chi allestì questa improbabile, ma invece efficace, risposta al male imperante in quei folli giorni – siamo nell’autunno del 1943 – si ispira (liberamente) la fiction in due serate Morbo K – chi salva una vita salva il mondo intero, prodotta da Rai Fiction, con Fabula Pictures e Rai Com, per la regia (buona) da Francesco Patierno.

Morbo K. andrà in onda in due serate: domani, 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, e il giorno successivo, il 28, ma si può vedere interamente anche in boxset su RaiPlay.

Cambiano i nomi dei protagonisti – interpretati rispettivamente da Vincenzo Ferrara, Flavio Furno e Giacomo Giorgio – ma non la sostanza di quella storia, di quel raggio di luce, forse piccolo rispetto all’immane tragedia mondiale, ma enormemente significativo per il coraggio e l’umanità che contiene, per la speranza che il suo esempio e il suo ricordo offre ancora.

Avvenne tutto nel cuore di una Roma avvolta dal terrore e dall’angoscia, il cui clima è ricostruito con una certa efficacia dagli autori, attraverso lo stridore tra bellezze architettoniche, con gli scorci incantevoli di quella parte di Roma, e il deserto sociale dovuto all’aberrante sottrazione della libertà e della pace col terrore serpeggiante tra la popolazione, non solo ebrea.

La presenza dei nazisti del colonnello Kappler è costante in questa fiction nata da un’idea di Hector Cabello Reyes, poi trasformata in sceneggiatura da Peter Exacoustos. Lo è insieme al coprifuoco incombente, alla paura dei medici stessi, al lavoro nascosto della resistenza, agli sforzi e alle difficoltà del Vaticano nel rispondere alla terribile minaccia – non vediamo mai Pio XII – con la mediazione di un cardinale e il sostegno prezioso del convento delle Orsoline a Trastevere.

La presenza fascista, tuttavia, in quella tensione crescente che portò alla famosa raccolta dei 50 chili d’oro e poi al rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943, è riassunta solamente attraverso due personaggi: due poliziotti certamente spietati, ma insufficienti – è stato fatto notare da diversi giornalisti in conferenza stampa – per ricostruire con chiarezza ed esattezza le responsabilità e le dinamiche di quegli eventi di cui è sempre bene, di cui è sempre necessario, fare memoria.

Al di là di questo aspetto – di questo punto non trascurabile della Storia – Morbo K. offre il suo contributo alla sempre doverosa immersione collettiva in quella oscura pagina umana, dove povere persone innocenti, ingiustamente, atrocemente, furono costrette a subire tanta assurdità. In particolare, la fiction di Patierno torna, proprio attraverso il gesto eroico dei medici citati  del Fatebenefratelli, nella tragedia degli ebrei romani strappati dalle loro case e condotti, con un treno, partito due giorni dalla stazione Tiburtina, fino al lager di Auschwitz.

Quel giorno passa alla storia come il “sabato nero” ed è un episodio dell’Olocausto già al centro di diversi film e serie Tv: da L’oro di Roma di Carlo Lizzani, del 1961 – che finisce sul rastrellamento del ghetto – all’altrettanto interessante La linea del fiume, di Aldo Scavarda, del 1976, che invece parte da quell’episodio, attraverso la storia di un bambino che riesce a mettersi in salvo.

Non va dimenticato il film di Giulio Base: Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma, già recensito su cittanuova.it e l’imminente Elena del Ghetto, in arrivo in sala il 29 gennaio, con Michela Ramazzotti nei panni di Elena di Porto. A questi titoli si può aggiungere L’ultima volta che siamo stati bambini, diretto da Claudio Bisio, e tornando alle fiction, Sotto il cielo di Roma, di Christian Duguay, del 2010, anche questa recensita su cittanuova.it, fino a La storia di Francesca Archibugi, dal romanzo di Elsa Morante, in cui ci sono passaggi su questa triste pagina del Novecento.

C’è anche un corto, infine, molto utile per i più giovani: un breve film d’animazione che con delicatezza, ma anche con la necessaria forza, ci riporta al rastrellamento del ghetto di Roma. Si intitola L’anello ritrovato, e cittanuova.it, in passato, ne ha parlato.

A tutti questi titoli, ognuno a modo suo prezioso per il compito di fare memoria, si aggiunge ora la fiction Morbo K, nella quale va assolutamente ricordata la presenza di Antonello Fassari: attore romano bravissimo, da poco scomparso. Qui interpreta, in modo come sempre efficace, il ruolo di nonno Moisè, un ebreo del ghetto.

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