Morbillo. Perchè è meglio vaccinarsi

La patologia, definita ancora da qualcuno un banale malanno dei bambini, ha lasciato sul terreno, nel solo 2013, ben 145 mila e  700 morti. Recenti epidemie di morbillo in diversi Paesi industrializzati si sono incaricate di dissolvere l’erronea convinzione dell’inutilità della profilassi
morbillo

Pochi, fra gli addetti ai lavori, hanno provato stupore nell’apprendere che nel 2014 il virus del morbillo, negli Stati Uniti, ha provocato più casi di malattia che in tutti i dieci anni precedenti. Pensare che, secondo gli obbiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, quello in corso doveva essere l’anno dell’eradicazione di questo “killer prevenibile”: nulla da fare, tanto che l’obiettivo si aggiorna al 2020. Per ora, la patologia (definita ancora da qualcuno un banale malanno dei bambini, una di quelle patologie “naturali” dell’infanzia) lascia sul terreno, nel solo 2013, ben 145 mila e  700 morti, la maggior parte dei quali di età inferiore ai 5 anni.

Se in molte parti del mondo, dove le condizioni sociali e sanitarie sono precarie, si stanno compiendo sforzi eroici per raggiungere un tasso di vaccinazione del 95 per cento, in grado di prevenire la circolazione del temibile virus fra la popolazione, alle nostre latitudini si assiste ad un fenomeno opposto. Proprio fra le fasce di popolazione dove sono più favorevoli le condizioni di vita e il livello culturale, si diffonde l’opinione che la vaccinazione contro questa patologia sia inutile, perché la malattia è poco o per niente diffusa, e quindi sia meglio evitare al bambino gli effetti collaterali del vaccino, proposti spesso con toni allarmistici infondati e privi di ogni fondamento scientifico; convinzioni che, nei casi più gravi di disinformazione, si basano su vere e proprie frodi scientifiche.

Ma anche chi si informa più correttamente sceglie, a volte, di evitare il disagio provocato dalla profilassi vaccinale, confidando nel fatto che non ci sono epidemie di morbillo, rosolia o varicella nel luogo dove vive. Illusioni che, purtroppo, varie recenti epidemie di morbillo in diversi Paesi industrializzati si sono incaricate di dissolvere. Per alcune famiglie, il prezzo è stato addirittura quello di una terribile perdita.

Un fenomeno a cui almeno una parte dell’opinione pubblica degli USA ha reagito con toni forti, come la giornalista del Guardian Sarah Miller che, in riferimento all’outbreak morbillo che ha coinvolto anche il parco di divertimenti di Disneyland, ha definito “fondamentalmente violenta” la scelta di non vaccinare i propri bambini. Nell’articolo si dichiara: «quello delle persone che non si vaccinano è un gruppo di persone che causa danno fisico a un altro gruppo di persone. Se sei così antisociale, così distante dalla realtà e così incapace di capire che ci sono altre persone nel mondo, dovresti stare a casa».

Una posizione che tende forse troppo a escludere e troppo poco a educare; ma ha il pregio di ricordare a ciascuno che la gestione della propria salute non può essere mai considerata un fatto privato. Le nostre scelte hanno conseguenze sugli altri, sia quando riguardano direttamente i nostri familiari, sia quando la nostra non-salute impone a chi ci sta vicino rischi e costi sociali. Scegliere per il bene comune, e dare il nostro contributo ad una società più giusta, significa anche questo.

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