Montedidio

L’ultimo romanzo di Erri De Luca Montedidio (Feltrinelli), accolto con entusiasmo dai lettori, risulta uno dei libri più letti in questo momento anche in Francia. È il diario di un ragazzo tredicenne, figlio di gente semplice e povera che deve guadagnarsi la vita fin dalla più tenera età. Abita in uno dei più antichi quartieri di Napoli, “Montedidio” appunto, e lavora nella bottega di mast’Errico, un falegname che gli insegna non solo l’arte del legno ma anche quella delle relazioni. Ricevuto in regalo uno strano e originale pezzo di legno, un boomerang, si allena “in segreto a farlo volare” sul terrazzo di casa, dove sale spesso per stendere i panni al posto della madre, gravemente malata. Qui incontra Maria, una coetanea che la vita ha già segnato con esperienze terribili. L’amicizia tra i due ragazzi si trasforma in un sentimento d’amore sempre più forte e sarà questo amore a riscattare la ragazza dalle sconcezze alle quali il vecchio proprietario del palazzo l’ha costretta. Nella bottega di mast’Errico è ospitato don Rafaniello, un vecchio scarparo ebreo riparato a Napoli dopo la fuga dalla Germania e in attesa di prendere il volo per la terra di Israele. Nella sua gobba vi sono un paio d’ali che prima o poi sischiuderanno per permettergli così di volare finalmente nei cieli della sua terra. Attraverso lo sguardo del giovane protagonista esplode la vita sulfurea e picaresca della Napoli più autentica, quella che si costruisce dentro le botteghe, tra gli scaricanti di porti, negli ospedali pubblici tra la gente che non ha possibilità di pagarsi un posto migliore, nelle case dei quartieri popolari dove, nonostante la miseria, si continua a sognare per vivere con onestà e pulizia. Don Rafaniello, figura splendida e di struggente malinconia, è l’emblema dell’ebreo errante che approda in questa umanità brulicante e sincera che, se da una parte riesce a fargli casa, resta dall’altra incapace di estirpare dal suo petto la nostalgia della patria. Il ragazzo ha ricevuto dal tipografo amico un grande rotolo e a sera, quando la giornata è conclusa, consegna a quell’oggetto, gelosamente custodito, nella nuova lingua appresa a scuola, i suoi pensieri più segreti, i racconti dell’ebreo, la scoperta dell’amore per Maria, il dolore e la gioia della vita. “Qui intorno i bambini vanno a lavorare pure senza scuola, babbo non ha voluto… Dice che con l’italiano uno si difende meglio… Scrivo in italiano perché è zitto e ci posso mettere i fatti del giorno, riposati dal chiasso del napoletano”. Attraverso frasi intense ed incisive, come lo scalpello di mast’Errico, Erri De Luca ci offre in questo breve romanzo un desiderio di vita e di trascendenza: “Mentre vado storto con la matita sul rotolo la voce di Rafaniello fruscia di nuovo, insieme allo struscio degli spiriti. “Vanno bene per gli angeli le ali, a un uomo pesano: A un uomo per volare deve bastare la preghiera, quella sale sopra nuvole e pioggia, sopra soffitti e alberi””. Quasi una consegna di moralità e di speranza.

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