Modesti, appassionati, fedeli

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La cronometro di Firenze è impegnativa e le montagne del Piemonte saranno durissime: queste tappe renderanno la corsa molto individuale e con distacchi significativi parola di gregario, parola di Marco Pinotti, 29 anni, bergamasco, ma accasato in Spagna per la Saunier Duval. Marco è uno delle decine di comprimari che con passione, senza clamore, renderanno possibili le imprese dei campioni che si sfideranno per arrivare a Milano in maglia rosa: l’esperto Simoni, gli imprevedibili Granelli e Savoldelli, il debuttante Basso, ottimo al Tour, il giovane Cunego. Forse il gregario non ha più il ruolo di una volta – spiega Pinotti -, le spinte non esistono più, ma il contributo che possiamo offrire ai nostri capitani rimane insostituibile: tirare in pianura, aiutare a far prendere le migliori posizioni in vista di una salita, passare una ruota, prendere l’acqua, dare sostegno e tranquillità psicologica. Certo i gregari non sostituiscono la forza del singolo…. Questi angeli custodi del pedale sanno in partenza che nessuno parlerà di loro, a meno di imprese di un giorno capaci di proiettarli improvvisamente agli onori della prima pagina. Per loro il ciclismo non è né gloria, né sponsor. Per lui, con in tasca un diploma da ingegnere gestionale, sposato con Michela dallo scorso anno, divoratore di libri, è anzitutto una passione: Sono passato professionista nel ’99, dopo alcuni buoni risultati da dilettante: ho vinto tre gare in questi anni, ma ancora adesso non credo che sia il mio lavoro correre in bici!. Eppure Marco si considera un uomo fortunato: Sì, molto: lo sport mi ha fatto conoscere persone fantastiche e fatto vivere emozioni difficili da descrivere. Eppure non gli sono mancate le brutte avventure. Tour de France 2002, tappa di Rouen: Pinotti è coinvolto in una disastrosa caduta di gruppo. Per lui, esanime a terra, si teme il peggio. Il pensiero dei tifosi, e del direttore sportivo Pietro Algeri che lo ha avviato al ciclismo, va al povero Casartelli che al Tour, nel ’95, ha lasciato la vita. Marco se la cava con trauma cranico, frattura del setto nasale, ferite al volto: Della caduta non ricordo nulla, ricordo solo il dopo. Quell’episodio mi ha insegnato che la salute è al primo posto nei miei valori, insieme a Dio ed alle persone che ti vogliono bene. Sicuramente da allora in corsa il mio atteggiamento è più rilassato e disteso. Ed amo la vita in ogni suo momento. Il suo non è solo un vivere alla giornata, ma l’atteggiamento di un uomo che ha imparato ad apprezzare le cose che contano: Ci sono momenti in cui provo una grande soddisfazione, quando sento dentro di me una forza ed un’energia che mi danno benessere, quasi le cose accadessero come spinte nella giusta direzione da una forza sconosciuta. La felicità è quando arriva la prestazione, non il risultato, cercato. Chi sa gustare il fascino cristallino dello sport ne offre un’ottica fuori dal comune: Dietro le quinte si vive bene. A volte viene quasi da ridere leggere come i giornali gonfino o cambino le notizie, rendendo tutto molto più smisurato di quello che è in realtà!. Per il globetrotter di Osio Sotto, a parte i connazionali Scirea, Milesi, Bramati, i modelli rimangono gli Armstrong boy’s, i gregari del campione americano che lascerà le corse dopo l’assalto al settimo Tour e che al Giro non ci sarà. Un Giro che Pinotti si appresta a correre con grande entusiasmo: Un viaggio nel paese più bello del mondo, l’obiettivo principe di un corridore italiano. Sarà al servizio di Garate e Rodriguez, gli uomini di classifica della squadra, pronto anche lui a sfruttare qualche buona occasione: Personalmente vorrei vincere una tappa, vorrei concentrare le forze sulle due crono ed arrivare nei primi dieci almeno in una. Se Dio mi aiuta potrei anche fare una discreta classifica: almeno all’inizio non mi voglio porre limiti…. Sulle strade del Giro Sarà un Giro moderno, spettacolare a cominciare dal fulmineo prologo a cronometro in notturna a Reggio Calabria lungo solo 1.500 metri. Si preannuncia una prima settimana nervosa, dedicata ai velocisti, ma anche ai cacciatori di tappe; un seconda caratterizzata dalla crono di Firenze e dalle prime montagne vere; un finale con il naso all’insù la crono in salita a Superga e con la tre giorni piemontese che fa tremare le gambe. I puristi potranno eccepire che le salite più impegnative, San Pellegrino, Stelvio, Passo delle Erbe, Passo Duran e l’inedito Colle delle Ginestre con gli ultimi suggestivi chilometri su strada bianca, non sono traguardo di tappa. Motivo in più per dare battaglia da lontano. Sarà un Giro d’alta quota, 33 gran premi della montagna, sei volte oltre i 2.000 metri, con complessivi 22.000 metri di dislivello, 3.540 più dell’anno scorso: vincerà uno scalatore, o comunque uno che va forte in montagna, ma l’eliminazione di innocue tappe di trasferimento offrirà a molti, anche sconosciuti, l’opportunità di innaffiare il giardinetto privato delle ambizioni di un giorno. Sarà anche la prima corsa a tappe a sperimentare gli effetti del supercalendario del ProTour: l’arrivo di tante squadre straniere di qualità, alzando il livello della competizione, renderà la corsa assai meno controllabile e malleabile.

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