Mitsue e il paese di tutti

Malgrado i suoi novant’anni e gli acciacchi tipici dell’età, Mitsue Moreschi infonde vitalità in chi la incontra. L’ho conosciuta due anni fa al mio rientro in Europa dal Giappone, e tra le prime cose che mi ha chiesto con squisita delicatezza giapponese – mai venuta meno anche se sin da giovanissima è vissuta in Italia -, è stato di insegnarle come usare il computer! Dopo aver battagliato per alcune settimane con la posta elettronica e con ideogrammi giapponesi sullo schermo, alla fine si è convinta che forse era un po’ tardi per padroneggiare programmi e tastiera; ma non per questo è venuta meno la sua voglia di essere collegata, dalla casa di riposo a Frascati dove abita da più di trent’anni, con le tante amicizie coltivate lungo gli anni e con il mondo che continua a trasformarsi e ad offrire nuove sfide. Mitsue, l’anzianità vissuta nella consapevolezza serena di poter essere chiamati in qualsiasi momento di là, ma con la passione e la gioia di vivere pienamente di qua fino alla fine. Nata a Shikoku, una delle quattro principali isole dell’arcipelago nipponico, ha solo ventun anni quando – in uno scalo a Osaka – conosce Giovanni, tenente di vascello della Marina italiana destinato a Tianjin. L’ormai quarantenne ufficiale s’innamora della giovane Mitsue, da lei ricambiato. Ferito durante la Prima guerra mondiale in Austria, quest’uomo che ha attraversato numerose peripezie trova in Mitsue l’oasi di serenità che da tempo cercava. Spirito avventuroso e con l’incoscienza tipica dell’età, la giovane accetta l’invito a trasferirsi in Italia, ed insieme al matrimonio si prepara anche a diventare cristiana cattolica. Da buona giapponese che cerca anzitutto di essere in armonia con l’ambiente che la circonda, spontaneamente e senza pensarci troppo su, si sente in dovere di abbracciare la religione del marito, pur non capendone bene tanti particolari. Insieme al catechismo, dalla paziente suora che l’accompagna nel suo cammino, impara anche l’italiano, e man mano che si rischiara il signifi- cato delle parole anche la fede cristiana in lei prende forma. Nel giorno delle nozze a Roma, il 13 agosto 1938, la giovane sposa viene anche battezzata e cresimata e riceve per la prima volta l’Eucaristia. Il suo approccio alla religione non è razionale, ma intuitivo; tuttavia con gli anni la fede accolta con il cuore diventa per lei anche certezza. Mitsue conosce insicurezze e pericoli dei tempi di guerra. Durante l’occupazione tedesca teme seriamente per la vita del marito assente da casa, e al suo ritorno incolume, in ringraziamento a Dio, accetta l’invito di una vicina di casa a diventare terziaria mercedaria. Incomincia a frequentare quotidianamente la messa e partecipa volentieri alle attività religiose, ma è soprattutto nell’affetto delicato e costante di Giovanni che scopre il segno tangibile della vicinanza di Dio. L’amore di Dio sarà qualcosa del genere, confida ancora adesso, a quasi trentacinque anni dalla sua scomparsa. Pur non avendo avuto bambini, il suo amore anche materno sa manifestarsi verso giovani e meno giovani bisognosi di aiuto e sostegno, soprattutto giapponesi di passaggio a Roma, tra cui non pochi preti e suore venuti a studiare negli ultimi cinquant’anni nella Città Eterna. Il suo legame con il Giappone, infatti, rimane sempre forte, anche se vi fa ritorno una sola volta da quando è partita nel 1985. Avevo ancora una sorella e un fratello vivi, allora, e sono stata contenta di rincontrarli, ma nel mio paese mi sono piuttosto sentita straniera, confessa. Quando visita Nagasaki, invece, si sente a casa, giacché i segni della presenza cristiana nelle sue chiese e nella sua storia ricca di martiri e di perseveranza nella fede per più di quattro secoli sta a testimoniare una identità giapponese diventata naturalmente cristiana. Ma è in Italia che Mitsue sa mostrare a numerosi connazionali come chiunque si trovi lontano dal proprio paese possa – secondo quanto ha detto recentemente Benedetto XVI – sentire la chiesa come una patria dove nessuno è straniero . Negli anni Settanta, in un momento particolarmente duro e triste per lei, dopo la morte improvvisa del marito, Mitsue ritrova la gioia di vivere e la sua fede si irrobustisce a contatto col focolare. Vedo i focolarini come un modello, li sento come amici, e anch’io cerco di fare come loro. Quando poi ne ha l’occasione, con la stessa naturalezza fa conoscere il movimento sia a non cristiani che a vescovi. Non a caso, dopo la tournée dello scorso anno in Giappone, il complesso internazionale Gen Verde offre a lei in sessione speciale la versione giapponese del suo musical Prime pagine. A chiusura dello spettacolo, le componenti la band intonano una delle melodie più amate dai giapponesi: Furusato, cioè il mio paese natale. Mitsue ascolta commossa e felice. Lei lo sa dove si trovi il vero furusato, quello comune a tutti.

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