Mission sociale col 2.0

Alla fondazione Claritas. Corsi virtuali che danno speranza e respiro al Paese.
La Casa Rosada di Buenos Aires

Fortunatamente non bastano dati nefasti o cifre precedute da un meno davanti per dirci che siamo in tempi di crisi, ma non sono sufficienti nemmeno a nascondere i preziosi – e a volte inattesi – fiori che nascono dalla fraternità umana quando le si affidano forze e iniziative.
Non è stato sufficiente nel 2001, quando l’era dei mercati globalizzati aveva inchiodato l’Argentina alla prima grande crisi del XXI secolo. I mali e i pericoli vecchi e nuovi, con le divisioni che l’accomunavano a tutto il popolo latino-americano, avevano fatto capolino di nuovo con inaspettata irruenza. Il popolo argentino ne aveva pagato le conseguenze e con esso la nuova generazione. Nel 2003, in quegli anni di post-crisi, di sibilline dichiarazioni e latenti disagi, era nata la Fondazione Claritas con sede a Buenos Aires. Un’organizzazione di professionisti senza scopo di lucro con l’idea di risanare  quelle problematiche per creare un orizzonte comune di sviluppo sociale che formi gli attori della condivisione economica, politica e sociale attraverso la fratellanza.
 
Al lavoro nella fondazione iniziano a subentrare anche giovani brillanti, promettenti professionisti dei vari settori della formazione, economico e sociale. Si decide di investire in loro anche se «l’aspettativa lavorativa di un giovane in Argentina è molto bassa – ci  dice una collaboratrice – e sono in molti a non avere un lavoro o a studiare». Questo gruppo di ragazzi, però, intuisce le potenzialità del web e inizia ad ipotizzare  –  in linea con i princìpi della fondazione e di sviluppo della stessa  – dei corsi virtuali a pagamento rivolti inizialmente agli imprenditori sociali, con una piattaforma comprensiva di un forum che aiuti il confronto. «Si valutò la serietà della proposta fatta da questa équipe giovane. Era interessante – racconta l’attuale presidente di Claritas, Alberto Barlocci –, ma in ballo c’era da prendere in seria considerazione anche una valutazione generazionale, da farsi con prudenza e razionalità; ma per dare loro un futuro era logico dargli spazio perché progettassero».
«Mi son detto che se fosse stato fallimentare, ad andare giù saremmo stati tutti, anche io», continua Barlocci.  Una fiducia presto ricambiata perché arrivarono a quasi duemila i partecipanti al “Primo incontro virtuale latino-americano” nell’ottobre del 2010 – il secondo appuntamento è previsto per quest’anno –, tenuto da specialisti nei vari ambiti. Destinatari del convegno erano i membri di Ong, imprenditori operanti nel settore sociale, ma anche ricercatori del settore economico e culturale o studenti. «Grazie all’uso delle tecnologie si facilitava la partecipazione», racconta il presidente. Arrivano anche gli sponsor e importanti approvazioni dall'Organizzazione degli Stati americani (Oas), dall’Università cattolica e dal Forum ecumenico e sociale. Da allora i corsi avviati sono stati molti tra cui alcuni riguardanti il microcredito o l’“umanizzazione dell’economia”, sintomatici della situazione del Paese in evoluzione.
 
Fernando Salvatierra, il giovane direttore della formazione, così racconta della comunità formatasi attorno a questi corsi che hanno raggiunto i 1300 iscritti in venti Paesi differenti: «Nella formazione virtuale è facile cadere nella trappola di una conversazione unidirezionale che vada dal professore all’alunno, ma lo spirito che ci anima – il dialogo – è la cosa più importante nel processo di apprendimento». Anche la presentazione della pagina web ricalca l’immagine di spazio aperto al dialogo.
 
Ad affiancare tutta la formazione virtuale c’è un servizio di tutoraggio. «Il mio compito è quello di fare “da ponte” tra gli studenti e i docenti, per creare un rapporto di fratellanza», ci dice Ignacio Piñero, avvocato e tutor, oltre che curatore di uno dei seminari politici in corso.  Tra gli altri protagonisti di questo gruppo, anche il co-direttore esecutivo Luciana Gineste Etiel, che ci racconta: «Ero già nella fondazione quando mi giunge un’importante offerta da un istituto di microcredito in Argentina. Vi ho resistito solo tre mesi, tutto ciò di cui si paventava sull’attenzione alla persona era solo ed unicamente finalizzato al reddito, ai numeri».
 
Nel frattempo si aprono anche nuove possibilità: «Quest’anno si è tenuto un corso improntato sulla politica di sviluppo locale con docenti specialisti – racconta Ignacio –, un successo importante che ci ha aperto al dialogo anche con ministeri e comuni». Ma la fraternità è il paradigma che si applica non solo con gli studenti, ma anche con i docenti: «Spesso sono esterni a Claritas – affermano in coro –, ma grazie al rapporto che si crea si fanno portatori della stessa proposta profonda della fondazione». Uno scambio intra-generazionale che fa quadrare il cerchio, rendendo questi giovani non solo figli di una crisi, ma partecipi e genitori di un cambiamento, di un valore in più che vuole fare la differenza.

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