Miseria e nobiltà

Sono finti, invece, gli spaghetti di Miseria e nobiltà che, improvvisamente, appaiono come un miraggio nel basso napoletano delle famiglie dello scrivano Felice Sciosciammocca, e del suo amico salassatore Pasquale, entrambi senza più lavoro e alle prese con una fame atavica. Qui, i problemi sono quelli giornalieri della sussistenza, del poter mangiare senza dover ricorrere al Banco dei Pegni. L’occasione di un riscatto arriva da un marchesino il quale chiede loro di fingersi genitori e, travestiti da nobili, strappare il consenso del padre della sua amata, che egli vuole sposare. La caricatura dei nobili straccioni, con parenti al seguito, dentro la pacchiana abitazione di drappeggi dorati dell’aristocratico cafone arricchito, è di irresistibile comicità. Incastri di situazioni e di personaggi, battute e risposte secondo un meccanismo di pastiche popolare, rendono questo capolavoro di fine Ottocento di Eduardo Scarpetta, un autentico gioiello di ilarità. Specialmente se a misurarsi con esso è un interprete di grande carisma come Carlo Giuffrè, anche regista, accanto a Nello Mascia. E insieme ad altri tredici interpreti strappano risate dall’inizio alla fine, ottemperando allo scopo dichiarato dallo stesso autore: non c’è cosa più gratificante per un attore – dirà il protagonista – che “vedere il pubblico felice e soddisfatto”. Giuseppe Distefano

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