Mio figlio e gli amici

«Nostro figlio di 17 anni esce con un gruppo di compagni che non studiano e passano il tempo per strada o davanti al computer. Siamo preoccupati e non sappiamo come fargli cambiare giro. Dobbiamo imporci?». A.B.
Giovani
La parola d’ordine è dare fiducia, senza paura, ma con prudenza: prendiamoci il tempo per parlare con i nostri figli di questi loro amici, esprimendo stima verso le persone, senza irrigidirci davanti al primo orecchino “fuori posto”; invitiamoli a casa, guardiamoli in faccia, conosciamo se possibile le loro famiglie; manteniamo contatti con gli insegnanti o altri educatori che seguono i nostri figli fuori casa.

Poi, pur sapendo quanto questo risulti scomodo per i ragazzi (ed anche per noi), concordiamo regole di vita quotidiana, valide per tutta la famiglia. Non sempre e non tutte saranno rispettate dai figli, secondo le nostre aspettative, ma vale la pena ricominciare sempre a parlarsi ed ascoltarsi.

A volte emergono segnali che fanno sospettare comportamenti pericolosi per l’integrità fisica, psicologica e morale dei giovani: ripetute assenze ingiustificate da scuola, ritrovamento di droghe o di materiale pornografico tra le loro cose, episodi di violenza, sparizione di oggetti di valore o di denaro da casa, interferenze di persone adulte non identificabili.

Allora i genitori hanno la responsabilità di approfondire e anche distogliere i figli da queste situazioni, spiegando con equilibrio e fermezza le loro motivazioni, non tanto contro qualcuno, ma per il bene di tutti.

I nostri figli, in fondo al cuore, desiderano anche questo: trovare in noi un appiglio forte e sicuro, capace all’occorrenza di tirarli fuori dalle sabbie mobili.

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